SOCIAL:
E-mail, comunicazione e marketing in era Web 2.0
maggio 20th, 2011

Social Media: le ultime infografiche che potresti esserti perso…

Non c’è che dire… Siamo in piena mania da infografiche! Queste rappresentazioni grafiche di dati e statistiche, relative ad uno specifico fenomeno, stanno invadendo il Web.

Oggi vi vogliamo proporre una raccolta delle ultime infografiche pubblicate in giro per la rete nell’ultima settimana. Argomento… Social Media!

(continua…)

aprile 13th, 2011

Social Network: il punto della situazione [infografica e riflessioni]

Siamo in un momento alquanto confusionario per il mondo dei Social Network. Per gli utenti (ma spesso anche per gli addetti ai lavori) non è facile comprendere la reale situazione di questi strumenti della comunicazione online, ormai parte integrante della vita quotidiana della maggiorparte della popolazione.

C’è chi dice che i “Social” costituiscano la base di una nuova bolla finanziaria.
Chi sostiene che si è raggiunto il punto di saturazione e Facebook e compagnia comincino a perdere quota.
Chi arriva addiritttura a profetizzare il collasso del Social Web, dando uno sguardo alle realtà 2.0 che versano in grave difficoltà economica (Yahoo su tutti?).

Il team di Mashable ha provato, attraverso un’infografica, a fare, con precisione, il punto della situazione relativa ai Social Network, ponendosi alcune semplici domande e provando a dare una risposta attraverso dati e statistiche…

(continua…)

febbraio 10th, 2011

Facebook Yearbook: tutto sul 2010 del gigante blu!

Grazie a SocialBakers abbiamo a disposizione il Facebook Yearbook, un’interessante infografica che si focalizza su dati e statistiche principali che riguardano il 2010 del gigante blu

(continua…)

gennaio 5th, 2011

Ogni 60 secondi su… Facebook!

Qualche tempo fa ci siamo chiesti cosa avvenisse in una giornata sui Social Network e restammo colpiti dal numero di azioni che gli utenti compiono quotidianamente all’interno di Facebook, Twitter, YouTube e compagnia.

Oggi andiamo oltre e vi proponiamo un video pubblicato e diffuso da Time.com che ci mostra ciò che avviene ogni 60 secondi su Facebook, leader incontrastato di questa generazione di media sociali che hanno rivoluzionato completamente il rapporto dell’utente con la Rete. Impressionante!

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dicembre 22nd, 2010

Un anno di Socialmedia…

Ieri ci siamo domandati se il 2010 potesse essere considerato l’anno della consacrazione del Mobile.
Sicuramente non sono mancate anche alcune tappe fondamentali per quanto riguarda il settore dei Socialmedia. Un’immagine, pubblicata dall’ottimo team di We Are Social, ci aiuta a definire tutte le cose importanti che sono accadute in un anno di Socialmedia

(continua…)

novembre 5th, 2010

Cluetrain Manifesto

Abstract:

Un piccolo ma determinato drappello di comunicatori, con in testa Rick Levine, già consulente della IBM, ha lanciato in rete il Cluetrain Manifesto.
Un manifesto vero, con tanto di 95 tesi e un invito a firmarlo e a discuterne.
L’obiettivo è una vera “riforma” del linguaggio con cui le aziende comunicano nell’era di Internet e il furore che lo anima non è inferiore a quello che animò Martin Lutero cinque secoli fa.

Leggere il manifesto è una vera boccata di ossigeno per chi fa il nostro mestiere. Perché il messaggio è semplice e, sotto sotto, tutti noi già lo conoscevamo e ne eravamo convinti, anche se non siamo stati così bravi da articolarlo in ben 95 tesi…

(continua a leggere l’articolo su Mestiere di Scrivere)

Le 95 tesi del Cluetrain Manifesto

1. I mercati sono conversazioni.

2. I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici.

3. Le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana.

4. Sia che fornisca informazioni, opinioni, scenari, argomenti contro o divertenti digressioni, la voce umana è sostanzialmente aperta, naturale, non artificiosa.

5. Le persone si riconoscono l’un l’altra come tali dal suono di questa voce.

6. Internet permette delle conversazioni tra esseri umani che erano semplicemente impossibili nell’era dei mass media.

7. Gli hiperlink sovvertono la gerarchia.

8. Sia nei mercati interconnessi che tra i dipendenti delle aziende intraconnessi, le persone si parlano in un nuovo modo. Molto più efficace.

9. Queste conversazioni in rete stanno facendo nascere nuove forme di organizzazione sociale e un nuovo scambio della conoscenza.

10. Il risultato è che i mercati stanno diventando più intelligenti, più informati, più organizzati. Partecipare a un mercato in rete cambia profondamente le persone.

11. Le persone nei mercati in rete sono riuscite a capire che possono ottenere informazioni e sostegno più tra di loro, che da chi vende. Lo stesso vale per la retorica aziendale circa il valore aggiunto ai loro prodotti di base.

12. Non ci sono segreti. Il mercato online conosce i prodotti meglio delle aziende che li fanno. E se una cosa è buona o cattiva, comunque lo dicono a tutti.

13. Ciò che accade ai mercati accade anche a chi lavora nelle aziende. L’entità metafisica chiamata “L’Azienda” è la sola cosa che li divide.

14. Le aziende non parlano con la stessa voce di queste nuove conversazioni in rete. Vogliono rivolgersi a un pubblico online, ma la loro voce suona vuota, piatta, letteralmente inumana.

15. Appena tra qualche anno, l’attuale “omogeneizzata” voce del business – il suono della missione aziendale e delle brochures – sembrerà artefatta e artificiale quanto il linguaggio della corte francese nel settecento.

16. Le aziende che parlano il linguaggio dei ciarlatani già oggi non stanno più parlando a nessuno.

17. Se le aziende pensano che i loro mercati online siano gli stessi che guardavano le loro pubblicità in televisione, si stanno prendendo in giro da sole.

18. Le aziende che non capiscono che i loro mercati sono ormai una rete tra singoli individui, sempre più intelligenti e coinvolti, stanno perdendo la loro migliore occasione.

19. Le aziende possono ora comunicare direttamente con i loro mercati. Se non lo capiscono, potrebbe essere la loro ultima occasione.

20. Le aziende devono capire che i loro mercati ridono spesso. Di loro.

21. Le aziende dovrebbero rilassarsi e prendersi meno sul serio. Hanno bisogno di un po’ di senso dell’umorismo.

22. Avere senso dell’umorismo non significa mettere le barzellette nel sito web aziendale. Piuttosto, avere dei valori, un po’ di umiltà, parlar chiaro e un onesto punto di vista.

23. Le aziende che cercano di “posizionarsi” devono prendere posizione. Nel migliore dei casi, su qualcosa che interessi davvero il loro mercato.

24. Vanterie ampollose del tipo “Siamo posizionati per essere il primo fornitore di XYZ” non costituiscono un posizionamento.

25. Le aziende devono scendere dalla loro torre d’avorio e parlare con la gente con la quale vogliono entrare in contatto.

26. Le Pubbliche Relazioni non si relazionano con il pubblico. Le aziende hanno una paura tremenda dei loro mercati.

27. Parlando con un linguaggio lontano, poco invitante, arrogante, tengono i mercati alla larga.

28. Molti programmi di marketing si basano sulla paura che il mercato possa vedere cosa succede realmente all’interno delle aziende.

29. Elvis l’ha detto meglio di tutti: “Non possiamo andare avanti sospettandoci a vicenda”.

30. La fedeltà a una marca è la versione aziendale della coppia fissa, ma la rottura è inevitabile ed è in arrivo. Poichè sono in rete, i mercati intelligenti possono rinegoziare la relazione con incredibile rapidità.

31. I mercati in rete possono cambiare fornitore dalla sera alla mattina. I lavoratori della conoscenza in rete possono cambiare datore di lavoro nel tempo dell’intervallo del pranzo. Le vostre “iniziative di downsizing” ci hanno insegnato a domandarci “La fedeltà? Cos’è?”

32. I mercati intelligenti troveranno i fornitori che parlano il loro stesso linguaggio.

33. Imparare a parlare con voce umana non è un gioco di società. E non può essere improvvisato a un qualsiasi convegno solo per darsi un tono.

34. Per parlare con voce umana, le aziende devono condividere i problemi della loro comunità.

35. Ma prima, devono appartenere a una comunità.

36. Le aziende devono chiedersi dove finisce la loro cultura di impresa.

37. Se la loro cultura finisce prima che inizi la comunità, allora non hanno mercato.

38. Le comunità umane sono basate sulla comunicazione – su discorsi umani su problemi umani.

39. La comunità della comunicazione è il mercato.

40. Le aziende che non appartengono a una comunità della comunicazione sono destinate a morire.

41. Le aziende fanno della sicurezza una religione, ma si tratta in gran parte di una manovra diversiva. Più che dai concorrenti, la maggior parte si difende dal mercato e dai suoi stessi dipendenti.

42. Come per i mercati in rete, le persone si parlano direttamente anche dentro l’azienda – e non proprio di regole e regolamenti, comunicazioni della direzione, profitti e perdite.

43. Queste conversazioni si svolgono oggi sulle intranet aziendali. Ma solo quando ci sono le condizioni.

44. Di solito le aziende impongono l’intranet dall’alto, per distribuire documenti sulla politica del personale e altre informazioni aziendali che i dipendenti fanno del loro meglio per ignorare.

45. Le intranet emanano noia. Le migliori sono quelle costruite dal basso da singole persone che si impegnano per dare vita a qualcosa di molto più valido: una conversazione aziendale in rete.

46. Una intranet in buona salute organizza i dipendenti nel più ampio significato del termine. Il suo effetto è più radicale di qualsiasi piattaforma sindacale.

47. Se questo spaventa a morte le aziende, è pur vero che esse dipendono fortemente dalle intranet aperte per far emergere e condividere le conoscenze più importanti. Devono resistere all’impulso di “migliorare” o tenere sotto controllo queste conversazioni in rete.

48. Quando le intranet aziendali non sono condizionate da timori o da un eccesso di regole, incoraggiano un tipo di conversazione molto simile a quella dei mercati in rete.

49. Gli organigrammi funzionavano nella vecchia economia, in cui i piani dovevano essere ben compresi da tutta la piramide gerarchica e dettagliati piani di lavoro potevano scendere dall’alto.

50. Oggi, l’organigramma è fatto di link, non di gerarchie. Il rispetto per la conoscenza vince su quello per l’autorità astratta.

51. Gli stili di management basati sul comando e sul controllo derivano dalla burocrazia e al tempo stesso la rafforzano. Il risultato sono la lotta per il potere e una cultura di impresa paranoica.

52. La paranoia uccide la conversazione. Questo è il punto. Ma la mancanza di conversazione uccide le aziende.

53. Ci sono due conversazioni in corso. Una all’interno dell’azienda, l’altra con il mercato.

54. Nessuna delle due va bene, nella maggior parte dei casi. Quasi sempre, alla base del fallimento ci sono le vecchie idee di comando e controllo.

55. Come politica di impresa, queste idee sono velenose. Come strumenti, sono fuori uso. Comando e controllo sono visti con ostilità dai lavoratori della conoscenza e con sfiducia dai mercati online.

56. Queste due conversazioni vogliono parlare l’una con l’altra. Parlano lo stesso linguaggio. Si riconoscono l’un l’altra dalla voce.

57. Le aziende intelligenti si faranno da parte per far accadere l’inevitabile il prima possibile.

58. Se la volontà di farsi da parte è presa come parametro del quoziente di intelligenza, allora veramente poche aziende si mostrano rinsavite.

59. Seppur subliminalmente, milioni di persone sulla rete percepiscono ormai le aziende come strane finzioni legali che fanno di tutto perchè queste due conversazioni non si incontrino.

60. Questo è suicidio. I mercati vogliono parlare con le aziende.

61. E’ triste, ma la parte di azienda con cui i mercati vogliono parlare è spesso nascosta dietro una cortina di fumo, il cui linguaggio suona falso – e spesso lo è.

62. I mercati non vogliono parlare con ciarlatani e venditori ambulanti. Vogliono partecipare alle conversazioni che si svolgono dietro i firewall delle aziende.

63. Sveliamoci e parliamo di noi: quei mercati siamo Noi. Vogliamo parlare con voi.

64. Vogliamo accedere alle vostre informazioni, ai vostri progetti, alle vostre strategie, ai vostri migliori cervelli, alle vostre vere conoscenze. Non ci accontentiamo delle vostre brochures a 4 colori, nè dei vostri siti Internet sovraccarichi di bella grafica ma senza alcuna sostanza.

65. Noi siamo anche i dipendenti che fanno andare avanti le vostre aziende. Vogliamo parlare ai clienti direttamente, con le nostre voci e non con i luoghi comuni delle brochures.

66. Come mercati, come dipendenti, siamo stufi a morte di ottenere le informazioni da un lontano ente di controllo.

67. Come mercati, come dipendenti, ci domandiamo perchè non ci ascoltate. Sembrate parlare una lingua diversa.

68. Il linguaggio tronfio e gonfio con cui parlate in giro – nella stampa, ai congressi – cosa ha a che fare con noi?

69. Forse fate una certa impressione sugli investitori. Forse fate una certa impressione in Borsa. Ma su di noi non fate alcuna impressione.

70. Se non fate alcuna impressione su di noi, i vostri investitori possono andare a fare un bagno. Non lo capiscono? Se lo capissero, non vi lascerebbero parlare così.

71. Le vostre vecchie idee di “mercato” ci fanno alzare gli occhi al cielo. Non ci riconosciamo nelle vostre previsioni – forse perchè sappiamo di stare già da un’altra parte.

72. Questo nuovo mercato ci piace molto di più. In effetti, lo stiamo creando noi.

73. Siete invitati, ma è il nostro mondo. Levatevi le scarpe sulla soglia. Se volete trattare con noi, scendete dal cammello.

74. Siamo immuni dalla pubblicità. Semplicemente dimenticatela.

75. Se volete che parliamo con voi, diteci qualcosa. Tanto per cambiare, fate qualcosa di interessante.

76. Abbiamo qualche idea anche per voi: alcuni nuovi strumenti, alcuni nuovi servizi. Roba che pagheremmo volentieri. Avete un minuto?

77. Siete troppo occupati nel vostro business per rispondere a un’e-mail? Oh, spiacenti, torneremo. Forse.

78. Volete i nostri soldi? Noi vogliamo la vostra attenzione.

79. Interrompete il viaggio, uscite da quell’auto-coinvolgimento nevrotico, venite alla festa.

80. Niente paura, potete ancora fare soldi. A patto che non sia l’unica cosa che avete in mente.

81. Avete notato che di per sè i soldi sono qualcosa di noioso e a una sola dimensione? Di cos’altro possiamo parlare?

82. Il vostro prodotto si è rotto. Perchè? Vorremmo parlare col tipo che l’ha fatto. La vostra strategia aziendale non significa niente. Vorremmo scambiare due parole con l’amministratore delegato. Che vuol dire che “non c’è”?

83. Vogliamo che prendiate sul serio 50 milioni di noi almeno quanto prendete sul serio un solo reporter del Wall Street Journal.

84. Conosciamo alcune persone della vostra azienda. Sono piuttosto bravi online. Ne nascondete altri, di bravi? Possono uscire ed entrare in gioco anche loro?

85. Quando abbiamo delle domande, ci cerchiamo l’un l’altro per le risposte. Se non esercitaste un tale controllo sulle “vostre persone”, sarebbero anche loro tra le persone che cercheremmo.

86. Quando non siamo occupati a fare il vostro “mercato target”, molti di noi sono le vostre persone. Preferiamo chiacchierare online con gli amici che guardare l’orologio. Questo farebbe conoscere il vostro nome molto di più del vostro sito internet da un milione di dollari. Ma siete voi a dirci che è la Divisione Marketing che deve parlare al mercato.

87. Ci piacerebbe che sapeste cosa sta succedendo qui. Sarebbe davvero bello. Ma sarebbe un grave errore pensare che ce ne stiamo con le mani in mano.

88. Abbiamo di meglio da fare che preoccuparci se riuscirete a cambiare in tempo. Il business è solo una parte della nostra vita. Sembra essere invece tutta la vostra. Pensateci: chi ha bisogno di chi?

89. Il nostro potere è reale e lo sappiamo. Se non riuscite a vedere la luce alla fine del tunnel, arriverà qualcuno più attento, più interessante, più divertente con cui giocare.

90. Anche nel peggiore dei casi, la nostra nuova conversazione è più interessante della maggior parte delle fiere commerciali, più divertente di ogni sitcom televisiva, e certamente più vicina alla vita di qualsiasi sito web aziendale.

91. Siamo leali verso noi stessi, – i nostri amici, i nostri nuovi alleati, i nostri conoscenti, persino verso i nostri compagni di battute. Le aziende che non fanno parte di questo mondo non hanno nemmeno un futuro.

92. Le aziende stanno spendendo miliardi di dollari per il problema dell’Anno 2000. Come fanno a non sentire la bomba a orologeria nei loro mercati? La posta in gioco è persino più alta.

93. Siamo dentro e fuori le aziende. I confini delle nostre conversazioni sembrano il Muro di Berlino di oggi, ma in realtà sono solo una seccatura. Sappiamo che stanno crollando. Lavoreremo da entrambe le parti per farle venire giù.

94. Alle aziende tradizionali le conversazioni online possono sembrare confuse. Ma ci stiamo organizzando più rapidamente di loro. Abbiamo strumenti migliori, più idee nuove, nessuna regola che ci rallenti.

95. Ci stiamo svegliando e ci stiamo linkando. Stiamo a guardare, ma non ad aspettare.

La traduzione italiana è di Luisa Carrada http://www.mestierediscrivere.com

Copyright versione inglese 1999 Levine, Locke, Searls & Weinberger.

ringleaders@cluetrain.com

Tutti i diritti riservati

Sono concessi i diritti a livello mondiale per uso non commerciale, purchè questa pagina sia riprodotta integralmente.

Strappatela, rubatela, mettetela in rete, inviatela.

Questo messaggio chiede solo di MUOVERSI.

http://www.cluetrain.com

Scritto da Paolo Ratto, pubblicato in: | Leggi i commenti
ottobre 18th, 2010

Il mondo dei dati… di Internet

Dati, dati e ancora dati… Gran parte della nostra quotidianeità si svolge sulla Rete. Ogni giorno inviamo e rieceviamo email, cerchiamo informazioni su Google, usiamo i Social Network e guardiamo video.

Una delle conseguenze di ciò è la produzione smisurata di dati e informazioniche viaggiano, sottoforma di bit all’interno di cavi, alla velocità della luce. Ma quanti ne generiamo? Possibile contarli?

(continua…)

Scritto da Paolo Ratto, pubblicato in: Web 2.0. | Leggi i commenti
settembre 15th, 2010

Shared media: oltre i media di proprietà, acquistati o guadagnati…

Nella classificazione che ormai da qualche tempo si usa proporre tra media di proprietà, acquistati o guadagnati, grazie al forte utilizzo dei Social Network e del Marketing Sociale, sembra farsi largo una nuova categoria, definita degli shared media (media condivisi).

(continua…)

settembre 13th, 2010

Email marketing + Social media: una scommessa vincente?

Molti esperti di marketing stanno scommettendo sull’integrazione tra email marketing e social media possa essere la carta vincente nelle strategie di Marketing Mix. Le statistiche sembrano confermarlo.

Una ricerca su un vasto campione di piccole aziende americane pubblicata da Aweber Communication afferma che circa il 70% delle imprese analizzate utilizza, in qualche modo, strategie di Marketing Sociale, e che di queste, quasi 8 su 10 ritengono sia importante fare in modo di integrarlo, in maniera pianificata, con l’email marketing.

(continua…)

settembre 9th, 2010

In quale Social Network si discute del vostro business?

Abbiamo spesso insistito sulla necessità di avere una forte presenza aziendale all’interno dei Social Media, per essere competitivi nel Marketing moderno. L’esplosione nell’utilizzo massiccio di Social Network ci pone però di fronte ad un grande problema.

I network sociali a disposizione sono molteplici ed ognuno è “investito” da dinamiche differenti: le pagine di Facebook sono diversi dai profili di Twitter, una produzione di contenuti su Youtube deve essere gestita in maniera differente rispetto ad una presenza su LinkedIn.

Cosa fare quindi? Gettarsi in maniera massicccia su tutte le piattaforme sociali in modo generalizzato, rischiando di abbracciare un grande bacino di utenti ma di essere percepiti parzialmente come inadeguati da una parte dei target di riferimento, oppure cercare piuttosto di affinare la forza del brand solo all’interno di determinati Social Media?

(continua…)

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