SOCIAL:
E-mail, comunicazione e marketing in era Web 2.0
aprile 22nd, 2011

Tutti i numeri del PPC (pay per click) [infografica]

Il PPC, ovvero pay per click, è un modello pubblicitario che ha rivoluzionato i canoni dell’advertising online. Il funzionamento del modello è piuttosto semplice dal momento che i pubblicitari pagano solo ed esclusivamente quando l’utente clicca sul loro annuncio (o banner). Il pay per click ha fatto le fortune di Google (AdWords è il sistema pubblicitario online più utilizzato al mondo) che ha saputo fonderlo con un sistema molto vantaggioso (soprattutto per Google!!!) di offerte, una sorta di meccanismo ad asta, per accaparrarsi le parole chiave migliori.

Oggi voglio proporvi un’ottima infografica, realizzata da Singlegrain, che analizza i numeri del fenomeno pay per click, nel biennio 2008-2010 negli USA e fornisce interessanti indicazioni sulla pubblicità online.

(continua…)

novembre 24th, 2010

L’impatto di Google Instant sulla pubblicità

Google Instant il nuovo motore di ricerca di Big G ha fatto molto discutere, soprattutto per i cambiamenti che avrebbe portato nelle strategie SEO. Oggi invece abbiamo a disposizione alcuni dati interessanti riguardo all’impatto che questo nuovo modo di usufruire della search, ha avuto dal punto di vista pubblicitario, sui click e sulle Impression.

(continua…)

giugno 8th, 2010

Il valore di un buon posizionamento naturale (SEO)

Lo scopo del posizionamento naturale (SEO) è quello di “piazzare” i propri contenuti (sito, blog, forum) più in alto possibile nei motori di ricerca, in modo da avere una presenza online maggiormente visibile (qui per approfondire sulla differenza tra posizionamento naturale e Pay per Click).

Lo scopo evidentemente è di aumentare il volume di traffico alle pagine e possibilmente le conversioni. Inoltre avere un buon posizionamento risulta ancora più importante per gli utenti che non cercano direttamente un’azienda, ma, per esempio, una categoria professionale, un prodotto o un servizio, attraverso l’utilizzo di parole chiave. Non è poi da sottovalutare l’ “effetto serendipia”, tipico del Web, che porta visitatori casuali, e che può essere sfruttato sempre grazie alla presenza ai piani alti delle SERP (search engine result page).

Ma in termini pratici, qual’è il valore effettivo di un buon posizionamento? Cosa cambia per esempio tra essere al primo posto nei risultati della ricerca, rispetto al secondo o al terzo? E qual’è la differenza tra l’essere nelle ultime posizioni della prima pagina, piuttosto che nelle prime della seconda?

Un’analisi condotta dal network pubblicitario Chitika sugli accessi al proprio sito attraverso Google, fornisce una risposta a questi quesiti e propone dei dati davvero interessanti:

  • il primo posto nella SERP vale quasi il 35% di tutto il traffico;
  • le prime tre posizioni attirano più del 50% del traffico globale;
  • la prima posizione porta una percentuale di visite equivalente alla somma della seconda, terza, quarta e quinta posizione e maggiori rispetto alla somma di tutte le posizioni dalla sesta alla ventesima;
  • il salto dalla prima alla seconda pagina (dalla decima all’unidicesima posizione) è molto evidente. Passare in seconda pagina equivale a perdere più della metà del traffico rispetto alle ultime posizioni della prima pagina;
  • una curiosità è data dal fatto che essere in ventesima posizione ha portato più risultati che essere in diciannovesima.

Da questi dati si può comprendere a pieno perchè il posizionamento è diventato quasi un’ossessione nel Web Marketing. Non bisogna poi dimenticare che la SEO non è una “scienza esatta”, ma un insieme di buone pratiche in continua evoluzione soprattutto a causa dei piccoli ma continui cambiamenti agli algoritmi che stanno alla base dei motori di ricerca.

Data for Business, grazie all’esperienza accumulata in ambito SEO, offre un servizio di posizionamento organico del vostro sito, che lo porta ad arrivare in testa alle prime pagine dei principali motori di ricerca, permettendo agli utenti di trovarvi con facilità.

maggio 31st, 2010

Strategie di posizionamento (SEO) in… un’immagine!

Oggi voglio proporvi un’immagine che ho scovato in una delle mie sessioni online a base di serendipity. Si tratta di un immagine pubblicata da datadial che risulta davvero interessante poichè riesce a sintetizzare graficamente, in maniera egregia, tutte le possibili strategie di posizionamento (SEO).

strategie_posizionamento_seo

E’ importante notare che le diverse pratiche di search engine optimization, sono state analizzate secondo due variabili:

  • la variabile del valore (high value Vs low value) che indica quanto ciascuna possibilità sia realmente efficace;
  • la variabile della “trasparenza” (white hat Vs black hat) che indica quanto ognuna delle strategie sia legittima eticamente e soprattutto consentita, senza rischiare penalizzazioni.

Tra le strategie considerate ottimali (uniscono efficacia e trasparenza) ci sono:

  • l’ottimizzazione naturale della pagina, considerata la migliore strategia in assoluto per scalare le SERP;
  • il link baiting, che non è altro che la rivisitazione di quello che si chiama marketing virale applicato al web ed alla costruzione della link popularity. Prevede la creazione di contenuti di qualità che generino link spontanei ed è esploso insieme alla rivoluzione dei Social Network;
  • la ricerca di parole chiave appropriate, che permette di comprendere ciò che il pubblico vuole e ciò su cui è possibile emergere per via di una minore concorrenza;
  • l’embedding, ossia l’inserimento nella pagina di interfacce (widgets) o contenuti prelevati da altri siti (per esempio presentazioni da Slideshare, video da Youtube…).

Agli antipodi, ossia tra le pratiche sconsigliate (nè valore nè tanto meno trasparenza) troviamo:

  • il “keyword stuffing”, ossia la ripetizione esagerata della parola (o frase) chiave, per cui si vorrebbe essere indicizzati. I motori di ricerca riconoscono i casi e nella migliore delle ipotesi si viene fortemente penalizzati;
  • la generazione automatica dei contenuti, che risulta indigesta ai motori di ricerca a causa per esempio dei problemi di duplicazione.

Il continuo sviluppo degli algoritmi dei motori di ricerca ha portato a numerose e rapide evoluzioni in ambito SEO. Alcuni potrebbero essere sorpresi dalla posizione di certe pratiche considerate fino a qualche tempo fa fondamentali nel posizionamento, come per esempio lo scambio di link reciproci, che, secondo la ricerca, ha poca efficacia, o l’utilizzo di meta-keywords quasi del tutto inutile. Interessante anche il poco valore che viene ormai assegnato all’iscrizione alla directory o ai link di Wikipedia.

Paolo Ratto">Paolo Ratto Posted in Posizionamento View Comments
maggio 25th, 2010

Il posizionamento (SEO): alcuni “falsi miti”

Il posizionamento sui motori di ricerca (Search Engine Optimization) è ormai una branca consolidata del Web Marketing. Le statistiche dimostrano che è sempre più importante e meno costoso, per le aziende, investire sul posizionamento “naturale” dei propri siti poichè spesso gli utenti (soprattutto i meno esperti)  sembrano restii nel cliccare sui risultati “sponsorizzati”, percepiti in maniera negativa negativa. Il fatto che gli algoritmi che stanno alla base del ranking di posizionamento siano segreti, rende il Search Engine Marketing (SEM) difficile da interpretare e non mancano suggerimenti contraddittori all’interno del dibattito tra gli “esperti” in materia.
Proviamo a sfatare alcuni dei “falsi miti” più diffusi:

1. Creare delle pagine “speciali” per il posizionamento (tecniche spinte di posizionamento)

Mentre le landing pages (esterne al sito) orientate al “pay per click” (per esempio Adwords) hanno una loro effettiva utilità, la creazione di pagine “ad hoc” per il posizionamento è molto rischioso, in quanto si rischia una penalizzazione da parte dei motori di ricerca che potrebbe arrecare più danni che benefici al vostro sito. Meglio dedicarsi a contenuti di qualità e all’ottimizzazione base. Se poi proprio volete utilizzare queste tecniche, un consiglio, non fatelo direttamente sul vostro sito!!!

2. Forzare la presenza della keyword o parola chiave in ogni pagina.

In molti pensano che attraverso questa pratica, si possa “concentrare”, in maniera più proficua, l’attenzione dei motori di ricerca sulla nostra paola chiave. Il problema in questo caso è duplice: primo è difficile scrivere una pagina in modo naturale (l’algoritmo di Google ne tiene conto!) concentrandosi esclusivamente su una “keyword”; secondo una keyword density eccessivamente alta potrebbe portare ad una penalizzazione da parte di Google. Meglio quindi scegliere una serie di parole chiave o per ognuna di queste ottimizzare una specifica pagina, scrivendo il testo in modo naturale, e facendo attenzione ad inserire la parola chiave sempre nella stessa maniera. Es è diverso scrivere  email da e-mail!

3. Non usare tabelle nel vostro codice HTML

Non è vero che le tabelle risultano “indigeste” ai motori di ricerca. Anzi esse sono perfettamente riconoscibili e visibili da tutti gli spider.

4. Usare link testuali e non immagini

Come per le tabelle, anche per le immagini non ci sono problemi d’indicizzazione. L’importante è renderle ottimizzate attraverso un utilizzo consapevole del “tag alt” (assicurati di usare le stesse parole che useresti per un link testuale, nella descrizione dell’immagine).

5. Non usare Flash per costruire la grafica del sito

Mentre è poco raccomandabile costruire un sito interamente in Flash, è invece tranquillamente possibile utilizzarlo per alcune parti, senza incorrere in penalizzazioni da parte dei motori di ricerca. Naturalmente si deve evitare di esprimere i contenuti principali in Flash e bisogna fare attenzione anche alla compatibilità con alcuni dispositivi mobili (Iphone e Ipad non supportano il formato), ma con alcuni piccoli accorgimenti, come l’aggiunta del testo alternativo, non ci sono problemi d’indicizzazione.

6. Il PageRank “visibile” di Google rappresenta il reale valore SEO del sito

Attraverso vari strumenti, come per esempio la toolbar di Google, possiamo vedere il PageRank di un sito, cioè l’importanza che sito riveste per il celebre motore di ricerca. In effetti Google permette questa opzione, anche se è importante dire che il PageRank di pubblico dominio non è neanche una lontana rappresentazione del reale valore assegnato al sito, dal complesso (e segreto!) algoritmo. Detto questo, il PageRank, anche se non è il solo parametro chiamato in causa nell’indicizzazione, risulta di vitale importanta per una buon posizionamento. Il vero problema è che non c’è modo di sapere esattamente cosa sia e come venga calcolato.

7. Google o altre organizzazioni possono certificare il valore delle compagnie che si dedicano al posizionamento aziendale

Nonostante quello che alcune aziende, che si dedicano ad attività di posizionamento, vorrebbero far credere, non esiste una certificazione internazionale SEO. Non ci sono prove definitive che una società può esibire per dimostrare di essere qualificata in questo campo. Il solo riscontro è dato dai risultati ottenuti, tracciabili sulla rete, dunque fate attenzione a chi vi affidate.

Data for Business, grazie all’esperienza accumulata in ambito SEO, offre un servizio di posizionamento organico del vostro sito, che lo porta ad arrivare in testa alle prime pagine dei principali motori di ricerca, permettendo agli utenti di trovarvi con facilità.

maggio 6th, 2010

Google Caffeine: come cambia il SEO?

Di tanto in tanto, Google rilascia degli aggiornamenti che modificano l’algoritmo che sta alla base del suo potente motore di ricerca. L’ultima modifica, Google “Caffeine” è stata annunciata ad agosto 2009, ma solo da pochi giorni se ne cominciano ad interavedere gli effetti sulla Search Engine Optimization (SEO).

Gli obbiettivi che hanno spinto Google a dare alla luce Caffeine sono molteplici, e rispondono all’esigenza di mantenere il monopolio sulla search, messo in discussione da un’agguerrita concorrenza (Bing e Facebook, su tutti…).
Gli scopi principali sono quelli di migliorare la velocità di ricerca e la precisione nei risultati, messe a dura prova dal numero infinito di pagine da indicizzare. Inoltre a Mountain View si sono resi conto dell’importanza, non più trascurabile, dei Social Network, e hanno “strizzato un occhio” alla ricerca in tempo reale (real-time), integrando nei risultati anche i contenuti delle applicazioni sociali.
E’ sempre difficile comprendere nel dettaglio tutte le modifiche che opera Google al proprio motore di ricerca, soprattutto perchè a Mountain View, si tengono ben alla larga dal divulgare pubblicamente i propri segreti. Tuttavia, proviamo a definire più precisamente le novità di Caffeine in prospettiva SEO:

La velocità dei siti: è ormai noto che il nuovo algoritmo considera la velocità di caricamento delle pagine, fattore importante nell’indicizzazione.

L’autorità del dominio: è la misurazione di quanto è “potente” un dominio nella sua completezza; viene parzialmente superato il concetto di pagerank.

I risultati “blended”: in Caffeine, è stato migliorato l’utilizzo dei risultati “mescolati”, che includono, oltre ad immagini e a mappe, gli aggiornamenti di Twitter, Facebook, Myspace, il tutto dando grande rilievo al “real-time”.

Focalizzazione sui contenuti e penalizzazione dello spam: sembra che i contenuti siano presi in considerazioni in maniera ancora più attenta dal nuovo algoritmo. L’obbiettivo è premiare contenuti di qualità e penalizzare le tecniche di spam.

L’età del dominio: diventa più importante con Caffeine, anche l’età di un dominio. Nel senso che i siti più “vecchi” vengono accreditati di un’autorità maggiore.

Un indice più grande: è sicuramente aumentato il numero di siti indicizzati e, di conseguenza, il numero di frasi di ricerca.

Queste sono nel dettaglio le modifiche che Google ha proposto, con Caffeine. La situazione è comunque ancora in via di definizione, anche perchè BigG sembra voler introdurre con calma i nuovi parametri, senza stravolgere completamente la situazione. E voi, che vi occupate di Search Engine Marketing, siete pronti a questa piccola grande rivoluzione?

aprile 21st, 2010

Posizionamento Organico (SEO) contro Pay Per Click: cos’è meglio?

La disputa tra il Posizionamento Organico e il Pay Per Click è un dilemma molto familiare di questi tempi. Il budget per il marketing è spesso limitato, e l’efficienza è fondamentale. Quasi tutti hanno ormai compreso che avere un buon posizionamento nei motori di ricerca è un ottimo modo per accrescere il business. Ma come spendere il vostro budget? Nel vecchio e affidabile Pay Per Click (PPC) o nei nuovi strumenti di ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO) per arrivare ad un posizionamento organico?

posizionamento-organico_contro_pay_per_click

Il modo migliore per scoprire quale strada sia migliore, è quello di provare. Testare i risultati del Posizionamento Organico e del Pay Per Click singolarmente o integrandoli. Un buon test può richiedere mesi di tempo, denaro, e analisi, ma è probabile che si ottengano informazioni decisive per migliorare il proprio business. Se non si hanno il tempo e il denaro per mesi di test, si dovrebbero prendere in considerazione gli alti e bassi di entrambe le possibilità per cercare di prendere la decisione più idonea.

Pay Per Click. I vantaggi del PPC ruotano intorno al controllo. In primo luogo, si decidono esattamente le “parole chiave” che saranno alla base della pubblicità . Un vantaggio enorme del Pay Per Click è la possibilità di pubblicizzarsi con parole chiave quasi illimitate, dando alla propria campagna un raggio molto ampio. Il Pay Per Click consente di personalizzare gli annunci con

link diversi per ogni parola chiave in modo da rendere personalizzata la pagina per ogni specifica ricerca. In breve, gli utenti vedono ciò che si vuole far loro vedere, cosa che può aiutare a velocizzare il processo di vendita e massimizzare le conversioni.

Tutto sommato, il Pay Per Click è una buona soluzione, a breve termine, alle sventure del traffico web. È possibile ottenere una visibilità immediata per prodotti e servizi, e si paga solo per gli effettivi visitatori del sito web, cioè i click sull’annuncio.

Posizionamento Organico. La più grande attrazione per la SEO è il “click libero”. Il posizionamento organico non è pagato, ma ci vuole una grande quantità di duro lavoro e di tempo per ottenere e mantenere una posizione di alto rango nei risultati organici di ricerca. Inoltre con il Posizionamento Organico il lavoro fatto non può essere “annullato”: mentre con il Pay Per Click, l’annuncio viene visualizzato solo quando si sta pagando per i clic. Quando si lavora sul Posizionamento Organico SEO, il tempo, il denaro e lo sforzo per rendere il sito più appetibile per i motori di ricerca non svanisce. E finché si investe in manutenzione (un aspetto fondamentale della SEO), l’investimento continuerà a produrre un ritorno. Un altro fattore importante da considerare quando si confrontano PPC e SEO è la fiducia. Un sito che è posizionato più in alto nella “classifica organica” dei motori di ricerca, infonde fiducia nel cliente. Chiunque si può posizionare con il Pay Per Click. Al contrario il posizionamento naturale dimostra una forte volontà nell’investimento a lungo termine.

Tornando alla nostra “domandona”, cos’è meglio? Sicuramente in un mondo perfetto, il connubio dei due strumenti sarebbe l’ideale: più alto è il tuo rank naturale, più basso sarà il costo del Pay Per Click per la tua campagna; ugualmente più traffico si porta al sito col PPC, più aumenta il rank del sito stesso.

Se però bisogna scegliere tra i 2, c’è un fattore finale da considerare: secondo un articolo recente del NY Times , i link a pagamento portano il 17% in più di possibilità di convertire la visita in acquisto, rispetto ai link organici. Ciò vuol dire che se si è alla ricerca di vendite immediate, e si è obbligati, per budget, a scegliere una tecnica piuttosto che un’altra, il PPC è più indicato, fintanto che i clic sono abbordabili e il costo contribuisce ad un ROI positivo.

Resta comunque di vitale importanza, considerare le molteplici variabili che stanno alla base dei due sistemi, e nel caso non si possano utilizzare in contemporanea, la scelta dev’essere ben ponderata e adatta al tipo di business.

febbraio 9th, 2010

Search Engine Marketing :: Investimenti delle Aziende

Per capire la propensione delle Aziende a investire sul Search Engine Marketing, partiamo da un’indagine di mercato svolta sulla nostra community con l’obiettivo duplice di capire come investano in search marketing, e con quale consapevolezza, le aziende italiane.
In aggiunta a ciò, si è cercato di arguire anche a chi spetti più frequentemente, all’interno di  un’azienda, il compito di valutare e decidere il budget da destinare ad attività si search marketing Marketing (sia nei motori di ricerca che nei social network) e quali indicatori di performance adottare.
La ricerca, svolta durante il mese di Gennaio  si basa su un campione di 874 interviste convalidate. Il numero non è elevato e pertanto non del tutto rappresentativo in termini quantitativi ma,  sia per il fatto che, tra quanti hanno risposto, vi si trovino rappresentate tanto le micro imprese quanto le grandi aziende italiane di respiro internazionale, sia per una certa corrispondenza, in termini di budget investiti, con i dati di altre fonti, il quadro ottenuto è attendibile e mostra ancora ampi margini di crescita.

(continua…)

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