SOCIAL:
E-mail, comunicazione e marketing in era Web 2.0
luglio 23rd, 2010

Alcune tendenze emergenti nel Social Web

Inutile dire che i mezzi di comunicazione “sociale” (Social Media) rappresentano di per sè la rivoluzione internettiana del momento, destinata a influenzare le strategie di business delle aziende ancora per molto tempo. Piccole e grandi imprese cercano di non rimanere impreparate nei confronti della continua evoluzione degli strumenti (e di conseguenza del loro pubblico). E’ pertanto di estrema utilità tenere sotto controllo le tendenze emergenti.

Oggi ho deciso di focalizzare l’attenzione su ciò che Social Media Today definisce “Social Media Trends to watch right now” e cioè le tendenze “social” da tenere d’occhio attualmente.

Localizzazione
O forse dovrei dire geolocalizzazione. E’ sicuramente una delle chiavi del 2010. Servizi come Foursquare e Gowalla conquistano sempre più utenti (non solo negli USA), anche grazie alla diffusione esponenziale di dispositivi portatili e, in maniera a mio avviso piuttosto paradossale, sembra essersi definitavamente consacrata la moda di segnalare la propria posizione (ma non si lamentavano tutti proprio della mancanza di privacy?!?).
Uscendo dalla sfera prettamente mobile,  anche i Social Network più famosi come Facebook e Twitter si sono mossi in maniera decisa verso questa direzione: il gigante blu ha appena acquistato una startup che lo avvicina al mondo della “condivisione turistica”; il “cinguettante” sito di microblogging ha annunciato da poco l’attivazione di “Places”, che associa i Tweet alla città da cui sono stati pubblicati, mentre si attende a giorni l’implementazione tra pubblicità localizzazione.

I gruppi d’acquisto online (Group Buying)
Si tratta di una tendenza emergente, ma che si sta inserendo rapidamente anche nel panorama italiano, con siti come Tuangon. L’idea alla base è semplice: se tante persone acquistano lo stesso bene o servizio, chi lo vende può permettersi di praticare notevoli ribassi di prezzo su di esso e alla fine ci guadagnano tutti. Naturalmente l’idea viene dagli USA dove Groupon è diventato fenomeno di massa per milioni di utenti in oltre 50 città. Il meccanismo è elementare ed una volta raggiunto un numero congruo di persone disponibili all’acquisto di un bene o servizio, scatta la compera. Se si vincerà lo scetticismo, soprattutto italiano, nei confronti dell’Ecommerce (comunque in calo) questo strumento può davvero rivelarsi la base di un nuovo modo di intendere gli acquisti online (e non solo).

La “pubblicità mobile”
In totale sinergia con la geolocalizzazione e la diffusione dei dispositivi portatili, si sta sviluppando in maniera notevole la pubblcità mobile. Gli inserzionisti hanno la possibilità di approfittare di nuovi spazi, fino ad ora inesplorati. E’ ghiotta l’opportunità di raggiungere l’utente/cliente nei momenti “critici” dell’acquisto e non solo quando è seduto “in poltrona”.  D’altronde, essere in grado di raggiungere un cliente in viaggio o in prossimità del punto di vendita può essere un meccanismo molto potente per le marche che cercano di connettersi con il pubblico potenziale. Google si è mosso per sfruttare questo trend, con l’acquisizione di AdMob, che ha garantito (non senza problemi legati all’antitrust…) a Mountain View la tecnologia adatta per il mobile advertising. Anche Apple si è lanciato a capofitto in questo mercato, con la sua nuova piattaforma IAd che promette di rivoluzionare il marketing mobile, o quanto meno di porsi in concorrenza con Big G.

I “pagamenti mobile”
Un altra tendenza collegata al mondo degli smartphone, è la possibilità di effettuare (o ricevere) pagamenti direttamente sul proprio dispositivo portatile. Prendete per esempio, Square, la startup che ha sviluppato quel “aggeggio” che collegato al propiro Iphone permette comodamente di effettuare pagamenti tramite carta di credito. Altri giganti del mercato come Visa e Paypal non sono certo rimasti indifferenti e si sono lanciati nella produzione di applicazioni per permettere pagamenti di questo tipo dimostrando l’effervescenza di questa tendenza.

I trend analizzati nell’articolo sono già “esplosi” sul mercato statunitense mentre si rivelano ancora parzialmente acerbi per il mondo italiano. Il fatto di comprendere però in anticipo tendenze che molto probabilmente arriveranno anche dalle nostre parti, a breve, può permettere alle aziende di avere la giusta tempistica per prepararsi in maniera efficace e giungere preparate all’appuntamento con gli utenti.

Related Posts with Thumbnails

  • ilpiac

    Finalmente eccola la domanda da 1 mln di euro: ma la lamentatio sulla privacy dov’è finita? Me lo chiedo sempre più spesso anche io: ma quelli che si lamentavano fino a ieri della privacy sempre più minacciata (facebook e molti altri casi), quando usano foursquare dicendo ai quattro venti dove sono, sempre, non si pongono lo stesso problema? Boh…
    Personalmente penso che non appena si offra quel minimo di più e di nuovo all’utente questi sia disposto a sacrificare una fetta sempre più grande della propria privacy.
    Giusto? Sbagliato? Ognuno penso possa farsi una sua idea e sia padrone di gestire come meglio crede i propri dati, quello che è indubbio è che la condivisione di informazioni online tramite servizi sempre più innnovativi stia man mano erodendo spazi al privato.

    P.S. Ovviamente l’articolo è interessante anche per gli altri aspetti che tratta, l’aspetto privacy però mi incuriosiva di più. A parte Square, che seguo da quando sono usciti e che desidererei tanto prima o poi arrivasse anche in Italia, la ritengo una idea veramente geniale.

  • http://paoloratto.blogspot.com Paolo

    @ilpiac
    Anche a mio avviso stiamo parlando di uno dei punti più controversi attualmente del Web. Personalmente non avrei scommesso un centesimo sul boom di applicazioni alla Foursquare basate sulla condivisione della propria posizione fisica. Mi sto però sempre piu rendendo conto che forse le lamentele sulla privacy (per esempio contro Facebook…) sono più di carattere “filosofico” che “pratico”. Mi spiego meglio: Facebook ha raggiunto 500 milioni di utenti nonostante tutti (ma in verità quasi nessuno, è proprio li il punto) si lamenti per le impostazioni sulla privacy. I servizi di geolocalizzazione poi rappresentano proprio un estremo che va contro ogni essenza di diritto alla riservatezza. E cosa si offre all’utente? Un esperienza di gaming? Una guida turistica dal basso? Ne vale la pena…?
    Poi che ognuno sia padrone dei propri dati è assolutamente indiscutibile. Ciò che mi spaventa è piuttosto la consapevolezza di dove tutti questi dati vadano a finire.

  • ilpiac

    @Paolo
    Penso che per ora servizi come Foursquare possano offrire e offrano un’esperienza di gaming: interessante per qualcuno, del tutto indifferente per altri. Con tutte le sfumature di mezzo, ovvio.
    Sul fatto che ne valga la pena, a mio modesto avviso e per quello che mi riguarda, la risposta è: oggi no.
    Nello scambio “do ut des” ad oggi mi sembra che i dati che vengono forniti a servizi del genere siano di valore decisamente più elevato rispetto a ciò che si riceve in cambio.
    Probabilmente con uno sviluppo più maturo, anche dal punto di vista della sostenibilità commerciale più stretta dei servizi stessi, si potranno delineare modelli di business che meglio identifichino i vantaggi reciproci, cioè della piattaforma/servizio, degli esercizi (per es. bar, ristoranti etc etc) e degli utenti.
    Concordo per altro sul fatto che le lamentele siano sempre molte a parole, ma nei fatti si ritrovino pochi riscontri.
    Penso sia un modo di agire diffuso, non solo in questo settore: ci si lamenta per partito preso, a torto o a ragione, ma poi in pratica le cose ci vanno bene anche così come sono ;-)

  • http://paoloratto.blogspot.com Paolo

    @ilpiac

    “Nello scambio “do ut des” ad oggi mi sembra che i dati che vengono forniti a servizi del genere siano di valore decisamente più elevato rispetto a ciò che si riceve in cambio.” è proprio quello a cui mi riferivo io.

    “Probabilmente con uno sviluppo più maturo, anche dal punto di vista della sostenibilità commerciale più stretta dei servizi stessi, si potranno delineare modelli di business che meglio identifichino i vantaggi reciproci, cioè della piattaforma/servizio, degli esercizi (per es. bar, ristoranti etc etc) e degli utenti.” Siamo in attesa di sviluppi. ;-)

  • http://www.d4bmarketing.it/blog/comunicazione_web/approccio-business-strategico-geolocalizzazione/ Un approccio (business) strategico alla geolocalizzazione | E-mail, comunicazione e marketing nell'era Web 2.0

    [...] solo negli USA) viene dimostrata definitivamente l’importanza strategica del connubio mobile – social network, destinato ad essere sempre più influente anche in ambito [...]

blog comments powered by Disqus
Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes