Marketing Sociale: i luoghi comuni
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Nonostante i numerosi benefici che il Marketing Sociale può portare ad un’azienda o ad un libero professionista e la sua continua espansione all’interno delle pratiche di Web Marketing, restano ancora diffusi alcuni luoghi comuni che è bene sfatare. Pochi giorni fa ci siamo occupati dei “miti” sul posizionamento e sul SEM, mentre oggi cercheremo di valutare a fondo quelle che sono le concezioni erronee più diffuse all’interno del marketing sociale.
Il Marketing Sociale può sostituire un’intera strategia marketing
I Social Media sono strumenti sicuramente potenti e rivoluzionari, ma non possono sostituire da soli, una complessa strategia di marketing. Risulteranno invece molto utili all’interno di una pianificazione votata al marketing mix.
Il Marketing Sociale porta ad un successo immediato
Non è vero. Anche il marketing sociale (come del resto tutte le tipologie di promozione) ha bisogno di tempo per portare dei risultati. Le parole chiave dei social metwork sono presenza, conversazione, fiducia, relazione, influenza. Ci vuole tempo per affermarsi.
Il Social Media Marketing è una questione per “ragazzi”
Niente di più sbagliato. Su Facebook, il gruppo più numeroso di utenti è dato dalla fascia 35-54 anni, ed il gruppo in maggiore espansione è adirittura quello degli over 55. I media sociali sono ormai uno strumento utilizzato da tutti i segmenti demografici.
Il Marketing Sociale è gratuito
Questa è un’altra credenza molto diffusa. Ma attenzione! Se è assolutamente vero che l’utilizzo dei social media riduce i costi totali del marketing (come dimostra questa ricerca), ciò non vuol dire che il marketing sociale sia gratuito. Un effetto di questo tipo di marketing è spostare una parte degli investimenti dall’acquisto di tecnologia (media, hardware software) all’acquisizione di competenza ed esperienza. Infatti mentre gli strumenti sociali sono spesso gratuiti, il tempo, gli sforzi e le competenze hanno costi reali.
Il Social Media marketing non ha regole
Il fatto di essere dinnanzi ad un fenomeno piuttosto recente, non vuol dire che esso sia governato dall’anarchia. Anche all’interno di questo blog abbiamo spesso donato consigli sulle buone pratiche da seguire per avere una presenza sociale produttiva. I “case history” aumentano di giorno, in giorno, le statistiche anche e le analisi si fanno sempre più approfondite.
Il marketing sociale è troppo rischioso
Questa è una paura comune diffusa soprattutto in settori più tradizionali e lontani dal Web. E’ certamente vero che ci sono situazioni in cui un’azienda deve essere cauta con questo tipo di marketing e muoversi a piccoli passi. Ma non bisogna dimenticare che la presenza sui social network è talmente diffusa a livello trasversale che probabilmente ci sono persone che parlano del tuo brand, anche se tu non ne sei al corrente. Il vero rischio è quello di non prendere parte alla conversazione.
Il marketing sociale è appannaggio esclusivo di chi se ne occupa
Quando un’azienda decide di “scendere in campo” nei social media, ogni dipendente diventa una sorta di “ambasciatore sociale” della società. Tocca a tutti promuovere il marchio, non solo al consulente o all’agenzia che se ne occupa (abbiamo ampiamente discusso l’ argomento outsourcing).
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