Twitter e business tra pubblicità e geolocalizzazione
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Twitter è scesa in campo, in maniera ufficiale nel mondo dell’pubblicità, rispondendo a chi si domandava quale potesse essere il business model del popolare sito di microblogging. Il sistema di “Promoted Tweets”, si preannuncia rivoluzionario soprattutto per le sue caratteristiche “social”, che premiano la “qualità” degli annunci pubblicitari.
Migliaia di compagnie (piccole o grandi) sono già presenti su Twitter. La possibilità di poter pubblicizzarsi, grazie ai Tweet sponsorizzati, introduce l’opportunità di guadagnare un’esposizione ancora maggiore per i propri messaggi. Per esempio, se possiedi un’enoteca, quando un’utente cercherà “vino” o “enoteca” nel motore di ricerca, potresti avere la possibilità di proporre un annuncio in cima alla lista dei risultati. Scordiamoci però le forme più tradizionali di web advertising (banner o annunci testuali), in Twitter si dovrà andare oltre e proporre delle “espressioni” (naturalmente in massimo 140 caratteri) che attirino effettivamente il cliente. Infatti i “cinguettii” che non otterranno un determinato numero di clic saranno rimossi in quanto l’idea centrale è quella di migliorare la comunicazione tra aziende e clienti, e non d’innondare il portale di advertising massiccio. La chiave starà nel creare, attraverso i tweet sponsorizzati, l’engagement che si ottiene con i “profili organici”. Si tratterà soprattutto di conversare, non di vendere.
Naturalmente i grandi brand (Starbuck, per esempio) si sono buttati subito nella nuova avventura pubblicitaria. Ma questo nuovo sistema potrebbe portare dei grossi benefici anche alle piccole aziende.
Mi riferisco soprattutto alla possibilità di sfruttare la geolocalizzazione, così da proporre i propri tweet sponsorizzati in base alla posizione geografica. In effetti l’implementazione tra pubblicità e localizzazione, non è ancora attiva, ma tutti gli sforzi che sta facendo il portale per indicizzare i contenuti in base alla provenienza geografica, fanno credere che si vada in questa direzione. In questo modo anche il piccolo business avrebbe la possibilità, con un pò di genialità, di arrivare al grande pubblico, quantomeno della sua città. Inoltre Twitter, di recente, ha fatto alcuni passi decisivi: fino a poco tempo fa le applicazioni per il mobile erano tutte sviluppate da terze parti (grazie alle API disponibili a tutti), ma in aprile, il portale ha rilasciato l’applicazione ufficiale per BlackBerry, ha acquistato la compagnia che ha creato Tweetie (Twitter su I-phone), e ha annunciato importanti piani anche per le applicazioni su Android. Tutto ciò dimostra il massiccio investimento sul “mobile”, e di conseguenza sulla geolocalizzazione, che potrebbe essere manna per le piccole aziende locali. Ancora siamo lontani dalla diffusione della pubblicità su Twitter, ma se si dovessero confermare i presagi, potremmo trovarci di fronte ad un’ennesima rivoluzione nel modo di fare advertising, non solo per i grandi brand, ma anche per le piccole aziende.
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