SOCIAL:
E-mail, comunicazione e marketing in era Web 2.0
giugno 11th, 2010

Le grandi aziende usano i social media?

Seguendo i passi dei propri clienti, le grandi aziende si sono aperte in maniera pittosto importante alle potenzialità derivate da un utilizzo efficace dei social media. “The Global Social Media Check Up” è una recente ricerca di Burson-Marstelle, sull’utilizzo dei principali strumenti di marketing sociale nelle prime 100 imprese del mondo. Lo studio rivela diversi dati interessanti.

A livello globale (le 100 aziende prese in esame, sono 48 europee, 29 statuinitensi, 20 asiatiche e 3 sudamericane), un pò a sorpresa, è Twitter (2 aziende su 3 possiedono un account) il social network più utilizzato in ambito business. Seguono Facebook e Youtube, con i blog aziendali utilizzati solo dal 33% delle imprese.

A livello “regionale”, le società asiatiche sono convinte utilizzatrici dei blog (50% contro il 34 degli Usa e solo il 25% dell’Europa), mentre sono meno predisposte all’uso di Facebook e Twitter. Negli USA si crede molto nell’utilizzo della “Fan Page” di Facebook (69%), mentre, per quanto riguarda Twitter, il business nord americano ed europeo sembrano viaggiare di pari passo. Ecco tutti i dati “regionali”:

Globalmente quasi 4 su 5 (79%) delle “Top 100″ hanno almeno una presenza sociale per ascoltare e dialogare con i clienti, anche se solo 1 su 5, utilizza tutti e 4 i canali comunicativi analizzati.

Interessanti anche le informazioni riguardo alla frequenza di utilizzo dei social media, importanti per comprendere più a fondo la maniera di utilizzo e il vero interesse per queste nuove forme di marketing sociale.

La situazione italiana è caratterizzata invece da un massiccio utilizzo di Facebook, dovuto al fatto che gli iscritti italiani sono oltre la metà della popolazione che ha accesso ad internet (più di 10 milioni!). Le aziende hanno compreso l’importanza di “entrare” in questo ampio segmento di mercato trasversale costruendo delle vere pe proprie reti di “ambasciatori del brand”.  Twitter è ancora considerata un’applicazione di nicchia (anche se qualcheduno si sta finalmente accorgendo delle sue possibilità in ottica CRM), mentre Youtube ed i blog “istituzionali” sono sicuramente “alla moda”.

giugno 7th, 2010

L’importanza della fiducia nel Web Marketing


Il Web è il più potente canale di vendita e promozione di servizi e prodotti. La fiducia è una delle chiavi del successo per il business, in particolare perchè portatrice di ben altre possibilità . Lo sviluppo del Web Marketing, in direzione “sociale” ha portato in auge concetti come relazione, conversazione, trasparenza, estremamente legati con quello di fiducia.

Quotidianamente (mi riferisco alla vita offline) la fiducia nelle altre persone è stabilita sulla base di promesse mantenute: implicitamente o esplicitamente giudichiamo una persona in base alle nostre esperienze e a quelle degli altri. Evidentemente non abbiamo fiducia in chiunque incontriamo sul nostro cammino, ma in un numero ristretto di persone che, se condividono in maniera reciproca la nostra fiducia, definiremo “amici”.

Parlando di business, ognuno di noi ha delle relazioni con le differenti “marche” (brands). Attualmente il concetto di marca è molto sfumato e va da compagnie o organizzazioni fino adirittura a singole persone (si pensi ad Obama in quanto brand, per esempio). L’utente/cliente sceglie di selezionare determinate marche in cui ha fiducia poichè esse portano a compimento le promesse annunciate in fase promozionale. Un brand può diventare talmente importante per il singolo cliente tanto da rendere quest’ultimo una fonte di pubblicità positiva per l’azienda.

Qui entra in scena il “passaparola”, il cosiddetto “word of mouth” (WOM) marketing, il più potente strumento promozionale esistente che fa perno ancora una volta sulla fiducia. Se qualcheduno mi giudica degno di credibilità (perchè in qualche modo ha stima di me, in quanto amico o “estimatore”) sarà portato ad ascoltare i miei consigli, soprattutto in una fase delicata come la fase d’acquisto di un prodotto.

Le piattaforme sociali hanno parzialmente modificato la definizione di “amico”, e soprattutto la gestione delle diverse relazioni: nel passato ognuno di noi aveva a che fare con un numero abbastanza limitato di rapporti di amicizia. Oggi tutti noi siamo soggetti ad un espansione del numero dei “friends” (non è in questa sede che si vuole esaminare la differenza tra amicizia offline e online, qui si vogliono considerare solo le implicazioni per la costruzione della fiducia, in chiave business), a noi collegati tramite Facebook, Twitter, Friendfeed, Foursquare e company. Per le marche ciò rappresenta un’opportunità non da poco, poichè il word of mouth, presenta un bacino d’utenza in costante espansione. La sfera di influenza del cliente medio è ora molto più grande che mai. Quando parlo di un brand ai miei amici online, non solo le mie opinioni sono visibili a loro, ma molto spesso le conversazioni si propagano nella rete grazie appunto al grande numero di connessioni presenti tra gli utenti.

In questo contesto (sintetizzato benissimo dalla seguente immagine proposta da Brendan Hughes) la creazione di fiducia diventa fondamentale.

Un altro fenomeno, che riguarda la fiducia, assolutamente da sottolineare ed espresso da Jacopo Pasquini (alias Doctor Brand), nel suo blog, è lo spostamento dell’asse comunicativo brand-persone da verticale a orizzontale”. Ciò che si nota è che il modello classico, definito top-down, sta lasciando spazio ad un nuovo modello laterale, basato sulla logica della condivisione tra pari.

Ma quali sono le conseguenze pratiche di questo cambiamento?
Sicuramente la pubblicità, come intesa tradizionalmente, perde efficacia e viene progressivamente neutralizzata dalla forza del passaparola, della credibilità, dell’autorità, di persone vicine (anche solo virtualmente) all’utente.

Mentre l’advertising, imposto per così dire dall’alto, viene spesso connotato come mendace e sospetto, la promozione “disinteressata” di un buon servizio/prodotto all’interno di una comunità sociale risulterà davvero efficace, con le conseguenze che potete immaginare in chiave business.

giugno 1st, 2010

I bisogni all’epoca del Web 2.0…

Oggi vi propongo la “piramide dei bisogni” del web 2.0, una versione “rivisitata” in chiave post-moderna della celebre rappresentazione di Maslow, pubblicata su Webwave.fr,che  ha come scopo quello di fornire una base psico-sociologica delle motivazioni che spingono gli utenti ad utilizzare le diverse applicazioni fiorite nel Web 2.0

Alla base della piramide ci sono i bisogni di sopravvivenza, detti anche bisogni primari, che sono l’utilizzo della mail, la ricerca di informazioni e notizie e che rappresentano il “pane quotidiano” nella vita degli internauti.

Salendo troviamo il bisogno di sicurezza, quanto mai attuale, se pensiamo a quante informazionisoprattutto al problema dei dati personali sui Social Network (il caso Facebook privacy è ormai un classico!) o alla circolazione del denaro elettronico nell’e-commerce o ancora alla troppa agressività dei metodi di advertising “estremo” o di spamming.

Oltre abbiamo il bisogno di appartenenza e di socializzazione, che può essere espresso, per quanto riguarda Internet attraverso un paio di parole: Social Network. E’ il bisogno che gioca sul desiderio di comunità, di relazione, di comunicazione, di incontro. Anche i sistemi di instant messaging, forum e community varie sono conseguenze di questa necessità improrogabile dell’uomo, di appartanere ad un gruppo.

Ad un livello superiore incontriamo il bisogno di riconoscimento, di essere stimati, di emergere, di mettersi in mostra, insomma di costruire il proprio brand personale. Siamo uomini ma il network sociale ci sta trasformando sempre più rapidamente in marche. Si soddisfa con la realizzazione di blog, pagine personali sui vari media sociali, con la necessità di commentare e condividere i contenuti.

La punta della piramide è costituita dal bisogno di realizzazione personale, che è la necessità di lasciare una prova tangibile e positiva del nostro passaggio nella comunità. E’ il bisogno che viene soddisfatto mediante l’utilizzo di Wiki e  strumenti di collaborazione collettiva.

Sono molto d’accordo con la rappresentazione e l’analisi proposta dall’autore e ritengo che rapportata all’ambito business possa essere una chiave d’accesso a quelle che sono le pulsioni umane relazionate con il mondo internettiano. Nel riuscire ad interpretare e soprattutto a soddisfare i bisogni degli utenti/clienti, c’è il segreto di un marketing di successo.

Scritto da Paolo Ratto, pubblicato in: Web 2.0. Nessun commento »
Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes