Google Instant: per il posizionamento (SEO) tutto invariato
Tanto si è detto su Google Instant, il nuovo motore di ricerca di big G, basato su ricerche più veloci, previsioni più intelligenti e soprattutto su risultati istantanei. Anche per quanto riguarda il posizionamento (SEO) si è assistito ad una discussione infinita, basata su tesi nettamente contrapposte: da chi dichiarava morto definitivamente il SEO (ma non è una novità che sul Web, un pò frettolosamente, qualcosa venga dichiarato morto…!), a chi invece sosteneva l’importanza sempre maggiore che il posizionamento avrebbe avuto.
Come trovare le parole chiave più appropriate per il tuo marketing
La ricerca e la scelta di parole chiave appropriate è un elemento fondamentale per le strategie promozionali di un’azienda. Attraverso le keyword presenti nei contenuti si possono aumentare la visibilità ed il traffico nei confronti del sito istituzionale. Tuttavia la ricerca di parole chiave rappresenta un problema di difficile soluzione per gli esperti di marketing e soprattutto di posizionamento (SEO e SEM).
Questa delicata operazione può essere efettuata aitandosi con una serie di strumenti che semplificano il processo di individuazione delle parole chiave più convenienti e più appetibili per i motori di ricerca.
Bing in rimonta… anche per la pubblicità!
Quando si parla di motori di ricerca, non si può non pensare a Google, che, grazie principalmente al suo gioiello minimale, è diventata l’illustre azienda universalmente conosciuta che è oggi. Ci sono però delle statistiche dell’ultimo periodo che riportano dati molto interessanti, riguardo proprio al comparto della search, anche in relazione alla pubblicità.
Posizionamento (SEO): tutto quello che devi sapere
E’ un pò di tempo che riflettevo sulla possibilità di proporre una guida sintetica sul posizionamento (SEO), che tenesse conto di tutti gli argomenti già trattati in questo blog, quando ieri mi sono “imbattuto” in una preziosa infografica di BloggingPro che per la sua completezza e validità non potevo non condividere con voi.
“Farsi ascoltare”: un confronto tra tecniche di Web Marketing
Abbiamo più volte sottolineato l’importanza, nel Web Marketing efficace, di caratteristiche quali la capacità di essere visibili, di creare fiducia, di rafforzare le connessioni, che devono diventare obiettivi primari dell’azienda.
Oggi voglio commentare un’interessantissimo schema presentato in occasione del dello Young Digital Lab di Padova e pubblicato da Michele Polico, che focalizza l’attenzione sulle diversità tra le tecniche del marketing online per cercare di raggiungere un’altro dei propositi essenziali in chiave business: farsi ascoltare.
Probabilmente stiamo parlando della sfida più difficile poichè implica l’integrazione di diversi strumenti dimostrando che il piano di Web Marketing deve essere incentrato sulla miscela di Pubblicità, Posizionamento (SEO) e Social Media.
Cerchiamo di approfondire…
L’advertising online tradizionale si pone come obiettivo il “far vedere” qualche cosa all’utente, mentre sta usufruendo di un contenuto (testuale, audio o video poco importa…). Si tratta pertanto di un “intrusione” nelle attività dell’internauta. L’impresa (o chi ne gestisce la promozione!) deve essere brava a capire quali sono gli spazi più utilizzati dal pubblico di riferimento e li “colpire” con offerte e promozioni che possano portare nuovi contatti, embrioni di future conversioni. L’investimento è a breve termine ed i frutti (se la promozione è efficace!) possono arrivare in tempi piuttosto rapidi. D’altronde se l’utente “sbatte il muso” su un’offerta che lo convince…
Il Posizionamento (SEO) ha lo scopo di rendere facilmente reperibile un’azienda. Il suo utilizzo è strettamente collegato con il concetto di visibilità, in quanto più il sito sarà in alto nella SERP del motore di ricerca (e quindi risponderà per primo alla domanda), tante più possbilità avrà di essere trovato dagli utenti. Nella SEO è molto più ridotta la componente d’intrusione poichè è il cliente che interroga volontariamente il motore di ricerca alla ricerca di un prodotto/servizio. E’ anche vero che rispetto al posizonamento naturale, il pay per click (posizionamento a pagamento) risulta spesso meno cliccato ed avvertito come più “mendace”. L’investimento richiesto è a medio-lungo termine: “scalare le vette” dei motori di ricerca è un’operazione non facile, che richiede del tempo (abbiamo già parlato degli aggiornamenti negli algoritmi dei motori di ricerca).
Il Social Media Marketing deve essere utilizzato con il proposito di creare una conversazione con l’utente (o con una comunità di utenti), di invogliarlo a seguire tutti gli sviluppi della marca. E’ ancora minore la sensazione di invasione poichè è il cliente stesso che decide di diventare “follower” di un determinato brand. D’altronde in qualsiasi momento può decidere di allontanarsi dalla discussione. Il meccanismo alla base del marketing sociale è proprio quello di interessarsi dell’opinione dei consumatori, dargli importanza, renderli partecipi nello sviluppo dei servizi/prodotti. L’investimento deve essere a lungo termine e continuativo, poichè le necessità primariè sono la fidelizzazione del cliente e la costruzione della fiducia, che possono svilupparsi solo attraverso un processo prolungato.
Il valore di un buon posizionamento naturale (SEO)
Lo scopo del posizionamento naturale (SEO) è quello di “piazzare” i propri contenuti (sito, blog, forum) più in alto possibile nei motori di ricerca, in modo da avere una presenza online maggiormente visibile (qui per approfondire sulla differenza tra posizionamento naturale e Pay per Click).
Lo scopo evidentemente è di aumentare il volume di traffico alle pagine e possibilmente le conversioni. Inoltre avere un buon posizionamento risulta ancora più importante per gli utenti che non cercano direttamente un’azienda, ma, per esempio, una categoria professionale, un prodotto o un servizio, attraverso l’utilizzo di parole chiave. Non è poi da sottovalutare l’ “effetto serendipia”, tipico del Web, che porta visitatori casuali, e che può essere sfruttato sempre grazie alla presenza ai piani alti delle SERP (search engine result page).
Ma in termini pratici, qual’è il valore effettivo di un buon posizionamento? Cosa cambia per esempio tra essere al primo posto nei risultati della ricerca, rispetto al secondo o al terzo? E qual’è la differenza tra l’essere nelle ultime posizioni della prima pagina, piuttosto che nelle prime della seconda?
Un’analisi condotta dal network pubblicitario Chitika sugli accessi al proprio sito attraverso Google, fornisce una risposta a questi quesiti e propone dei dati davvero interessanti:
- il primo posto nella SERP vale quasi il 35% di tutto il traffico;
- le prime tre posizioni attirano più del 50% del traffico globale;
- la prima posizione porta una percentuale di visite equivalente alla somma della seconda, terza, quarta e quinta posizione e maggiori rispetto alla somma di tutte le posizioni dalla sesta alla ventesima;
- il salto dalla prima alla seconda pagina (dalla decima all’unidicesima posizione) è molto evidente. Passare in seconda pagina equivale a perdere più della metà del traffico rispetto alle ultime posizioni della prima pagina;
- una curiosità è data dal fatto che essere in ventesima posizione ha portato più risultati che essere in diciannovesima.
Da questi dati si può comprendere a pieno perchè il posizionamento è diventato quasi un’ossessione nel Web Marketing. Non bisogna poi dimenticare che la SEO non è una “scienza esatta”, ma un insieme di buone pratiche in continua evoluzione soprattutto a causa dei piccoli ma continui cambiamenti agli algoritmi che stanno alla base dei motori di ricerca.
Data for Business, grazie all’esperienza accumulata in ambito SEO, offre un servizio di posizionamento organico del vostro sito, che lo porta ad arrivare in testa alle prime pagine dei principali motori di ricerca, permettendo agli utenti di trovarvi con facilità.
Il posizionamento (SEO): alcuni “falsi miti”
Il posizionamento sui motori di ricerca (Search Engine Optimization) è ormai una branca consolidata del Web Marketing. Le statistiche dimostrano che è sempre più importante e meno costoso, per le aziende, investire sul posizionamento “naturale” dei propri siti poichè spesso gli utenti (soprattutto i meno esperti) sembrano restii nel cliccare sui risultati “sponsorizzati”, percepiti in maniera negativa negativa. Il fatto che gli algoritmi che stanno alla base del ranking di posizionamento siano segreti, rende il Search Engine Marketing (SEM) difficile da interpretare e non mancano suggerimenti contraddittori all’interno del dibattito tra gli “esperti” in materia.
Proviamo a sfatare alcuni dei “falsi miti” più diffusi:
1. Creare delle pagine “speciali” per il posizionamento (tecniche spinte di posizionamento)
Mentre le landing pages (esterne al sito) orientate al “pay per click” (per esempio Adwords) hanno una loro effettiva utilità, la creazione di pagine “ad hoc” per il posizionamento è molto rischioso, in quanto si rischia una penalizzazione da parte dei motori di ricerca che potrebbe arrecare più danni che benefici al vostro sito. Meglio dedicarsi a contenuti di qualità e all’ottimizzazione base. Se poi proprio volete utilizzare queste tecniche, un consiglio, non fatelo direttamente sul vostro sito!!!
2. Forzare la presenza della keyword o parola chiave in ogni pagina.
In molti pensano che attraverso questa pratica, si possa “concentrare”, in maniera più proficua, l’attenzione dei motori di ricerca sulla nostra paola chiave. Il problema in questo caso è duplice: primo è difficile scrivere una pagina in modo naturale (l’algoritmo di Google ne tiene conto!) concentrandosi esclusivamente su una “keyword”; secondo una keyword density eccessivamente alta potrebbe portare ad una penalizzazione da parte di Google. Meglio quindi scegliere una serie di parole chiave o per ognuna di queste ottimizzare una specifica pagina, scrivendo il testo in modo naturale, e facendo attenzione ad inserire la parola chiave sempre nella stessa maniera. Es è diverso scrivere email da e-mail!
3. Non usare tabelle nel vostro codice HTML
Non è vero che le tabelle risultano “indigeste” ai motori di ricerca. Anzi esse sono perfettamente riconoscibili e visibili da tutti gli spider.
4. Usare link testuali e non immagini
Come per le tabelle, anche per le immagini non ci sono problemi d’indicizzazione. L’importante è renderle ottimizzate attraverso un utilizzo consapevole del “tag alt” (assicurati di usare le stesse parole che useresti per un link testuale, nella descrizione dell’immagine).
5. Non usare Flash per costruire la grafica del sito
Mentre è poco raccomandabile costruire un sito interamente in Flash, è invece tranquillamente possibile utilizzarlo per alcune parti, senza incorrere in penalizzazioni da parte dei motori di ricerca. Naturalmente si deve evitare di esprimere i contenuti principali in Flash e bisogna fare attenzione anche alla compatibilità con alcuni dispositivi mobili (Iphone e Ipad non supportano il formato), ma con alcuni piccoli accorgimenti, come l’aggiunta del testo alternativo, non ci sono problemi d’indicizzazione.
6. Il PageRank “visibile” di Google rappresenta il reale valore SEO del sito
Attraverso vari strumenti, come per esempio la toolbar di Google, possiamo vedere il PageRank di un sito, cioè l’importanza che sito riveste per il celebre motore di ricerca. In effetti Google permette questa opzione, anche se è importante dire che il PageRank di pubblico dominio non è neanche una lontana rappresentazione del reale valore assegnato al sito, dal complesso (e segreto!) algoritmo. Detto questo, il PageRank, anche se non è il solo parametro chiamato in causa nell’indicizzazione, risulta di vitale importanta per una buon posizionamento. Il vero problema è che non c’è modo di sapere esattamente cosa sia e come venga calcolato.
7. Google o altre organizzazioni possono certificare il valore delle compagnie che si dedicano al posizionamento aziendale
Nonostante quello che alcune aziende, che si dedicano ad attività di posizionamento, vorrebbero far credere, non esiste una certificazione internazionale SEO. Non ci sono prove definitive che una società può esibire per dimostrare di essere qualificata in questo campo. Il solo riscontro è dato dai risultati ottenuti, tracciabili sulla rete, dunque fate attenzione a chi vi affidate.
Data for Business, grazie all’esperienza accumulata in ambito SEO, offre un servizio di posizionamento organico del vostro sito, che lo porta ad arrivare in testa alle prime pagine dei principali motori di ricerca, permettendo agli utenti di trovarvi con facilità.
Google Caffeine: come cambia il SEO?
Di tanto in tanto, Google rilascia degli aggiornamenti che modificano l’algoritmo che sta alla base del suo potente motore di ricerca. L’ultima modifica, Google “Caffeine” è stata annunciata ad agosto 2009, ma solo da pochi giorni se ne cominciano ad interavedere gli effetti sulla Search Engine Optimization (SEO).
Gli obbiettivi che hanno spinto Google a dare alla luce Caffeine sono molteplici, e rispondono all’esigenza di mantenere il monopolio sulla search, messo in discussione da un’agguerrita concorrenza (Bing e Facebook, su tutti…).
Gli scopi principali sono quelli di migliorare la velocità di ricerca e la precisione nei risultati, messe a dura prova dal numero infinito di pagine da indicizzare. Inoltre a Mountain View si sono resi conto dell’importanza, non più trascurabile, dei Social Network, e hanno “strizzato un occhio” alla ricerca in tempo reale (real-time), integrando nei risultati anche i contenuti delle applicazioni sociali.
E’ sempre difficile comprendere nel dettaglio tutte le modifiche che opera Google al proprio motore di ricerca, soprattutto perchè a Mountain View, si tengono ben alla larga dal divulgare pubblicamente i propri segreti. Tuttavia, proviamo a definire più precisamente le novità di Caffeine in prospettiva SEO:
La velocità dei siti: è ormai noto che il nuovo algoritmo considera la velocità di caricamento delle pagine, fattore importante nell’indicizzazione.
L’autorità del dominio: è la misurazione di quanto è “potente” un dominio nella sua completezza; viene parzialmente superato il concetto di pagerank.
I risultati “blended”: in Caffeine, è stato migliorato l’utilizzo dei risultati “mescolati”, che includono, oltre ad immagini e a mappe, gli aggiornamenti di Twitter, Facebook, Myspace, il tutto dando grande rilievo al “real-time”.
Focalizzazione sui contenuti e penalizzazione dello spam: sembra che i contenuti siano presi in considerazioni in maniera ancora più attenta dal nuovo algoritmo. L’obbiettivo è premiare contenuti di qualità e penalizzare le tecniche di spam.
L’età del dominio: diventa più importante con Caffeine, anche l’età di un dominio. Nel senso che i siti più “vecchi” vengono accreditati di un’autorità maggiore.
Un indice più grande: è sicuramente aumentato il numero di siti indicizzati e, di conseguenza, il numero di frasi di ricerca.
Queste sono nel dettaglio le modifiche che Google ha proposto, con Caffeine. La situazione è comunque ancora in via di definizione, anche perchè BigG sembra voler introdurre con calma i nuovi parametri, senza stravolgere completamente la situazione. E voi, che vi occupate di Search Engine Marketing, siete pronti a questa piccola grande rivoluzione?
Il futuro del marketing è nei servizi integrati
E’ importante, soprattutto per le piccole imprese, comprendere in anticipo quali saranno i canali di marketing più efficaci per valorizzarsi e differenziarsi dai concorrenti. Non si può negare che siamo in un epoca di forti cambiamenti, e agli approcci tradizionali si sono affiancati nuove prospettive di fare advertising.
Un’ interessante ricerca di Forrester, pubblicata nel luglio 2009, disponibile qui, che i pubblicitari statunitensi sono convinti che i prossimi tre anni vedranno un’incremento notevole delle nuove forme di marketing interattivo, focalizzato soprattutto sui servizi integrati, a discapito del marketing tradizionale.
Alla domanda “In the next three years, do you think marketing’s effectiveness will increase, stay the same, or decrease for each of the following?” (Nei prossimi 3 anni, pensate che l’efficacia delle seguenti tipologie di marketing, resterà la stessa, aumenterà o diminuirà?), ecco come hanno risposto gli oltre 200 intervistati:
Gli advertiser sembrano essere d’accordo su quelle che sono le potenzialità del Social Media Marketing e della Search Engine Optimization, destinati a diventare veri e propri capisaldi delle azioni di marketing. Molta fiducia viene accordata anche all’ E-mail marketing, destinato a crescere per circa il 70 % degli intervistati. I pubblicitari scommettono anche su un vistoso calo delle “tattiche” tradizionali: soprattuto l’utilizzo di giornali e radio (un pò meno la televisione ancora strumento forte) scenderà vistosamente.
Posizionamento Organico (SEO) contro Pay Per Click: cos’è meglio?
La disputa tra il Posizionamento Organico e il Pay Per Click è un dilemma molto familiare di questi tempi. Il budget per il marketing è spesso limitato, e l’efficienza è fondamentale. Quasi tutti hanno ormai compreso che avere un buon posizionamento nei motori di ricerca è un ottimo modo per accrescere il business. Ma come spendere il vostro budget? Nel vecchio e affidabile Pay Per Click (PPC) o nei nuovi strumenti di ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO) per arrivare ad un posizionamento organico?
Il modo migliore per scoprire quale strada sia migliore, è quello di provare. Testare i risultati del Posizionamento Organico e del Pay Per Click singolarmente o integrandoli. Un buon test può richiedere mesi di tempo, denaro, e analisi, ma è probabile che si ottengano informazioni decisive per migliorare il proprio business. Se non si hanno il tempo e il denaro per mesi di test, si dovrebbero prendere in considerazione gli alti e bassi di entrambe le possibilità per cercare di prendere la decisione più idonea.
Pay Per Click. I vantaggi del PPC ruotano intorno al controllo. In primo luogo, si decidono esattamente le “parole chiave” che saranno alla base della pubblicità . Un vantaggio enorme del Pay Per Click è la possibilità di pubblicizzarsi con parole chiave quasi illimitate, dando alla propria campagna un raggio molto ampio. Il Pay Per Click consente di personalizzare gli annunci con
link diversi per ogni parola chiave in modo da rendere personalizzata la pagina per ogni specifica ricerca. In breve, gli utenti vedono ciò che si vuole far loro vedere, cosa che può aiutare a velocizzare il processo di vendita e massimizzare le conversioni.
Tutto sommato, il Pay Per Click è una buona soluzione, a breve termine, alle sventure del traffico web. È possibile ottenere una visibilità immediata per prodotti e servizi, e si paga solo per gli effettivi visitatori del sito web, cioè i click sull’annuncio.
Posizionamento Organico. La più grande attrazione per la SEO è il “click libero”. Il posizionamento organico non è pagato, ma ci vuole una grande quantità di duro lavoro e di tempo per ottenere e mantenere una posizione di alto rango nei risultati organici di ricerca. Inoltre con il Posizionamento Organico il lavoro fatto non può essere “annullato”: mentre con il Pay Per Click, l’annuncio viene visualizzato solo quando si sta pagando per i clic. Quando si lavora sul Posizionamento Organico SEO, il tempo, il denaro e lo sforzo per rendere il sito più appetibile per i motori di ricerca non svanisce. E finché si investe in manutenzione (un aspetto fondamentale della SEO), l’investimento continuerà a produrre un ritorno. Un altro fattore importante da considerare quando si confrontano PPC e SEO è la fiducia. Un sito che è posizionato più in alto nella “classifica organica” dei motori di ricerca, infonde fiducia nel cliente. Chiunque si può posizionare con il Pay Per Click. Al contrario il posizionamento naturale dimostra una forte volontà nell’investimento a lungo termine.
Tornando alla nostra “domandona”, cos’è meglio? Sicuramente in un mondo perfetto, il connubio dei due strumenti sarebbe l’ideale: più alto è il tuo rank naturale, più basso sarà il costo del Pay Per Click per la tua campagna; ugualmente più traffico si porta al sito col PPC, più aumenta il rank del sito stesso.
Se però bisogna scegliere tra i 2, c’è un fattore finale da considerare: secondo un articolo recente del NY Times , i link a pagamento portano il 17% in più di possibilità di convertire la visita in acquisto, rispetto ai link organici. Ciò vuol dire che se si è alla ricerca di vendite immediate, e si è obbligati, per budget, a scegliere una tecnica piuttosto che un’altra, il PPC è più indicato, fintanto che i clic sono abbordabili e il costo contribuisce ad un ROI positivo.
Resta comunque di vitale importanza, considerare le molteplici variabili che stanno alla base dei due sistemi, e nel caso non si possano utilizzare in contemporanea, la scelta dev’essere ben ponderata e adatta al tipo di business.











