Archivio di maggio 2010
Strategie di posizionamento (SEO) in… un’immagine!
Oggi voglio proporvi un’immagine che ho scovato in una delle mie sessioni online a base di serendipity. Si tratta di un immagine pubblicata da datadial che risulta davvero interessante poichè riesce a sintetizzare graficamente, in maniera egregia, tutte le possibili strategie di posizionamento (SEO).
E’ importante notare che le diverse pratiche di search engine optimization, sono state analizzate secondo due variabili:
- la variabile del valore (high value Vs low value) che indica quanto ciascuna possibilità sia realmente efficace;
- la variabile della “trasparenza” (white hat Vs black hat) che indica quanto ognuna delle strategie sia legittima eticamente e soprattutto consentita, senza rischiare penalizzazioni.
Tra le strategie considerate ottimali (uniscono efficacia e trasparenza) ci sono:
- l’ottimizzazione naturale della pagina, considerata la migliore strategia in assoluto per scalare le SERP;
- il link baiting, che non è altro che la rivisitazione di quello che si chiama marketing virale applicato al web ed alla costruzione della link popularity. Prevede la creazione di contenuti di qualità che generino link spontanei ed è esploso insieme alla rivoluzione dei Social Network;
- la ricerca di parole chiave appropriate, che permette di comprendere ciò che il pubblico vuole e ciò su cui è possibile emergere per via di una minore concorrenza;
- l’embedding, ossia l’inserimento nella pagina di interfacce (widgets) o contenuti prelevati da altri siti (per esempio presentazioni da Slideshare, video da Youtube…).
Agli antipodi, ossia tra le pratiche sconsigliate (nè valore nè tanto meno trasparenza) troviamo:
- il “keyword stuffing”, ossia la ripetizione esagerata della parola (o frase) chiave, per cui si vorrebbe essere indicizzati. I motori di ricerca riconoscono i casi e nella migliore delle ipotesi si viene fortemente penalizzati;
- la generazione automatica dei contenuti, che risulta indigesta ai motori di ricerca a causa per esempio dei problemi di duplicazione.
Il continuo sviluppo degli algoritmi dei motori di ricerca ha portato a numerose e rapide evoluzioni in ambito SEO. Alcuni potrebbero essere sorpresi dalla posizione di certe pratiche considerate fino a qualche tempo fa fondamentali nel posizionamento, come per esempio lo scambio di link reciproci, che, secondo la ricerca, ha poca efficacia, o l’utilizzo di meta-keywords quasi del tutto inutile. Interessante anche il poco valore che viene ormai assegnato all’iscrizione alla directory o ai link di Wikipedia.
Internet mobile: una realtà impossibile da ignorare
L’internet mobile sta inesorabilmente diventando una realtà impossibile da ignorare per il business. La diffusione di smartphone e di dispositivi portatili connessi alla rete aumenta esponenzialmente di giorno in giorno e le aziende hanno cominciato ad accorgersene. Oggi mi voglio concentrare sui numeri del fenomeno per farvi comprendere la reale portata del cambiamento in corso.
I ricercatori di Morgan Stanley, in un’indagine sui “trands” di internet, hanno predetto che nel 2014 il collegamento alla reta via mobile, supererà quello tramite personal computer.
Il Web Marketing si “sposterà” dunque molto probabilmente in questa direzione e per le aziende può essere una ghiotta occasione quella di anticipare i tempi.
Il problema infatti attualmente risiede nel fatto che, considerate le piccole dimensioni dello schermo dei cellulari di ultima generazione, molti siti risultano illeggibili, se non adeguati in maniera specifica agli strumenti.
Il grande successo che stanno avendo Iphone, Blackberry e compagnia (non dimentichiamo l’entrata in scena nel mercato del colosso Google, con il Nexus One), ha portato di fatto ad un cambiamento nella maniera di utilizzare il “cellulare”, sempre meno telefono, sempre più dispositivo universale.
Rispetto all’utilizzo tradizionale, grazie ad Iphone e Smartphone, il “consumo” di Social Network risulta triplicato, l’utilizzo dei dispositivi per la ricerca di informazioni addirittura più che quadruplicati, e, dato che ci interessa da vicino, lo shopping online aumentato circa del 600 %.
Secondo Audiweb, sono il 10 % gli italiani che utilizzano regolarmente il proprio dispositivo portatile per collegarsi al web. Rispetto allo scorso anno si è registrato un aumento del 62,9 %, e i numeri sono destinati a crescere.
Secondo una nota dello IAB, che si è riunito in questi giorni, il “mobile advertising” è “uno dei settori dalle maggiori potenzialità anche se non ancora noto all’85% delle aziende. In termini di giro d’affari questo metodo pubblicitario è assimilabile alla pubblicità via mail o “email marketing”, che raccoglie investimenti per 22 milioni“. Inoltre secondo i dati di Nielsen e Yankee Group, l’Italia è il paese europeo con il più alto tasso di penetrazione degli smartphone, che costituiscono ben il 28 % del mercato mobile (Spagna 23 %, Usa 17 %). Sempre Nielsen riferisce che “prima della fine del 2011 si prevede che la penetrazione degli smartphone sarà addirittura superiore a quella dei telefoni cellulari standard“.
A tutti questi numeri poi aggiungete il boom della geolocalizzazione, dimostrato dalla diffusione di servizi come Foursquare o Gowalla (applicazioni che senza dispositivi portatili non esisterebbero!) o dai cinguettii geolocalizzati di Twitter, e avrete il quadro ancora più chiaro della situazione.
L’internet mobile è chiaramente il futuro. Voi e le vostre aziende… siete pronti?
Marketing Sociale: i luoghi comuni
Nonostante i numerosi benefici che il Marketing Sociale può portare ad un’azienda o ad un libero professionista e la sua continua espansione all’interno delle pratiche di Web Marketing, restano ancora diffusi alcuni luoghi comuni che è bene sfatare. Pochi giorni fa ci siamo occupati dei “miti” sul posizionamento e sul SEM, mentre oggi cercheremo di valutare a fondo quelle che sono le concezioni erronee più diffuse all’interno del marketing sociale.
Il Marketing Sociale può sostituire un’intera strategia marketing
I Social Media sono strumenti sicuramente potenti e rivoluzionari, ma non possono sostituire da soli, una complessa strategia di marketing. Risulteranno invece molto utili all’interno di una pianificazione votata al marketing mix.
Il Marketing Sociale porta ad un successo immediato
Non è vero. Anche il marketing sociale (come del resto tutte le tipologie di promozione) ha bisogno di tempo per portare dei risultati. Le parole chiave dei social metwork sono presenza, conversazione, fiducia, relazione, influenza. Ci vuole tempo per affermarsi.
Il Social Media Marketing è una questione per “ragazzi”
Niente di più sbagliato. Su Facebook, il gruppo più numeroso di utenti è dato dalla fascia 35-54 anni, ed il gruppo in maggiore espansione è adirittura quello degli over 55. I media sociali sono ormai uno strumento utilizzato da tutti i segmenti demografici.
Il Marketing Sociale è gratuito
Questa è un’altra credenza molto diffusa. Ma attenzione! Se è assolutamente vero che l’utilizzo dei social media riduce i costi totali del marketing (come dimostra questa ricerca), ciò non vuol dire che il marketing sociale sia gratuito. Un effetto di questo tipo di marketing è spostare una parte degli investimenti dall’acquisto di tecnologia (media, hardware software) all’acquisizione di competenza ed esperienza. Infatti mentre gli strumenti sociali sono spesso gratuiti, il tempo, gli sforzi e le competenze hanno costi reali.
Il Social Media marketing non ha regole
Il fatto di essere dinnanzi ad un fenomeno piuttosto recente, non vuol dire che esso sia governato dall’anarchia. Anche all’interno di questo blog abbiamo spesso donato consigli sulle buone pratiche da seguire per avere una presenza sociale produttiva. I “case history” aumentano di giorno, in giorno, le statistiche anche e le analisi si fanno sempre più approfondite.
Il marketing sociale è troppo rischioso
Questa è una paura comune diffusa soprattutto in settori più tradizionali e lontani dal Web. E’ certamente vero che ci sono situazioni in cui un’azienda deve essere cauta con questo tipo di marketing e muoversi a piccoli passi. Ma non bisogna dimenticare che la presenza sui social network è talmente diffusa a livello trasversale che probabilmente ci sono persone che parlano del tuo brand, anche se tu non ne sei al corrente. Il vero rischio è quello di non prendere parte alla conversazione.
Il marketing sociale è appannaggio esclusivo di chi se ne occupa
Quando un’azienda decide di “scendere in campo” nei social media, ogni dipendente diventa una sorta di “ambasciatore sociale” della società. Tocca a tutti promuovere il marchio, non solo al consulente o all’agenzia che se ne occupa (abbiamo ampiamente discusso l’ argomento outsourcing).
Data for Business organizza la strategia di Social Media Marketing più adatta al vostro business. Scoprite i nostri servizi!
Il Video Marketing di Youtube per il tuo Business
YouTube è un ottimo strumento di video marketing per aumentare le visite ai propri siti web e blog, soprattutto quando lo si utilizza in modo corretto. Dopo tutto stiamo parlando del terzo sito più trafficato al mondo. Perchè non approfittare di un canale così “caldo” in chiave business?
Sempre più utenti ricercano direttamente su YouTube i video riguardo alle tematiche sulle quali vogliono essere informati. Petanto è essenziale, per un buon business, essere presenti sul portale. Inoltre anche quando si effettua una ricerca per parole chiave su Google, sono proprio i video a dominare la SERP ancora prima dei link testuali.
Il punto cruciale del problema sta non solo nella produzione di video di qualità, ma anche nella masimizzazione del traffico in direzione dei propri siti “istituzionali”. Lo scopo principale del video marketing è di ottenere, grazie alla viralità prodotta dai video, un numero elevato di contatti.
Per garantirsi buone percentuali di accesso tramite il popolare portale, si possono utilizzare alcune strategie relativamente semplici ma molto efficaci:
Parole chiave nel titolo del video
Mettere nelle prime 4 parole del titolo, le parole chiave che meglio si riferiscono al video, è un metodo infallibile per farsi trovare, soprattutto se il vostro è un target di nicchia.
Invitare l’utente a visitare il proprio sito
Questo che sembrerebbe un consiglio pittosto banale è invece di vitale importanza. Assicurati di invitare l’utente a visitare il tuo sito. Come?
- dopo aver fornito buoni contenuti ed informazioni, giunti alla fine del video, invita verbalmente, in maniera diretta, gli “spettatori” a raggiungervi sul sito, per approfondire;
- lascia in sovraimpressione, nella parte bassa del player, per tutta la durata del video (o per una parte di essa) il link al sito;
Attenzione alla descrizione
Per tutti i video, pubblicati su YouTube, c’è la possibilità di aggiungere una descrizione della risorsa. Purtroppo in molti “assopiscono” la curiosità dell’utente con descrizioni del tipo: “questo video parla di bla, bla bla…”. Puoi invece utilizzare questo spazio come una “resource box”, ovvero lo spazio che viene utilizzato in calce agli articoli dei blog, per visualizzare le informazioni relative all’autore. Ciò permetterà di presentarsi in maniera più dinamica, fornendo le informazioni essenziali e chiamando l’utente all’azione (“call to action”) per esempio attraverso la richiesta di feedback. Ricorda che l’obiettivo ultimo è la trasformazione dell’utente in cliente.
Creare una community
Al fine di creare una community, che può portare davvero dei grandi risultati in termini di visitatori e di conversioni, un buon business può trarre dei vantaggi creando il proprio canale YouTube. Ciò permetterà un’organizzazione più funzionale delle risorse, la possibilità di evidenziare maggiormente il profilo e i link aziendali, e con l’aggiunta di un’opzione di sottoscrizione permetterà a chi vi segue di essere aggiornato sulle vostre produzioni. Sempre in chiave “community” è utile partecipare ai gruppi di YouTube (o crearne di nuovi) all’interno soprattutto di quello che è il vostro segmento di mercato.
Ed il contenuto…?
Naturalmente il contenuto del video rappresenta il nocciolo della questione. Non ci sono regole generali per produrre una risorsa di successo; tuttavia si possono applicare alcune buone pratiche:
- il video non deve essere troppo lungo (massimo 5 minuti) infatti è dimostrato che in internet, al contrario della televisione, funzionano meglio i piccoli formati;
- focalizzarsi su qualcosa di divertente, un argomento che gli utenti potrebbero voler condividere con gli amici per sviluppare la viralità;
- se si presentano un prodotto o un servizio cercare di essere più chiari e trasparenti possibili;
- bisogna incoraggiare la partecipazione attiva dell’utente, non la visione passiva, per esempio invitandolo a produrre a sua volta un video di risposta.
In una strategia di marketing mix, il video marketing, attraverso canali come YouTube, non può mancare. Il suo utilizzo combinato con i Social Network, la SEO e le altre strategie di Web Marketing, porterà dei vantaggi al vostro Brand, alla Vostra Immagine Online e al Vostro Business.
Il posizionamento (SEO): alcuni “falsi miti”
Il posizionamento sui motori di ricerca (Search Engine Optimization) è ormai una branca consolidata del Web Marketing. Le statistiche dimostrano che è sempre più importante e meno costoso, per le aziende, investire sul posizionamento “naturale” dei propri siti poichè spesso gli utenti (soprattutto i meno esperti) sembrano restii nel cliccare sui risultati “sponsorizzati”, percepiti in maniera negativa negativa. Il fatto che gli algoritmi che stanno alla base del ranking di posizionamento siano segreti, rende il Search Engine Marketing (SEM) difficile da interpretare e non mancano suggerimenti contraddittori all’interno del dibattito tra gli “esperti” in materia.
Proviamo a sfatare alcuni dei “falsi miti” più diffusi:
1. Creare delle pagine “speciali” per il posizionamento (tecniche spinte di posizionamento)
Mentre le landing pages (esterne al sito) orientate al “pay per click” (per esempio Adwords) hanno una loro effettiva utilità, la creazione di pagine “ad hoc” per il posizionamento è molto rischioso, in quanto si rischia una penalizzazione da parte dei motori di ricerca che potrebbe arrecare più danni che benefici al vostro sito. Meglio dedicarsi a contenuti di qualità e all’ottimizzazione base. Se poi proprio volete utilizzare queste tecniche, un consiglio, non fatelo direttamente sul vostro sito!!!
2. Forzare la presenza della keyword o parola chiave in ogni pagina.
In molti pensano che attraverso questa pratica, si possa “concentrare”, in maniera più proficua, l’attenzione dei motori di ricerca sulla nostra paola chiave. Il problema in questo caso è duplice: primo è difficile scrivere una pagina in modo naturale (l’algoritmo di Google ne tiene conto!) concentrandosi esclusivamente su una “keyword”; secondo una keyword density eccessivamente alta potrebbe portare ad una penalizzazione da parte di Google. Meglio quindi scegliere una serie di parole chiave o per ognuna di queste ottimizzare una specifica pagina, scrivendo il testo in modo naturale, e facendo attenzione ad inserire la parola chiave sempre nella stessa maniera. Es è diverso scrivere email da e-mail!
3. Non usare tabelle nel vostro codice HTML
Non è vero che le tabelle risultano “indigeste” ai motori di ricerca. Anzi esse sono perfettamente riconoscibili e visibili da tutti gli spider.
4. Usare link testuali e non immagini
Come per le tabelle, anche per le immagini non ci sono problemi d’indicizzazione. L’importante è renderle ottimizzate attraverso un utilizzo consapevole del “tag alt” (assicurati di usare le stesse parole che useresti per un link testuale, nella descrizione dell’immagine).
5. Non usare Flash per costruire la grafica del sito
Mentre è poco raccomandabile costruire un sito interamente in Flash, è invece tranquillamente possibile utilizzarlo per alcune parti, senza incorrere in penalizzazioni da parte dei motori di ricerca. Naturalmente si deve evitare di esprimere i contenuti principali in Flash e bisogna fare attenzione anche alla compatibilità con alcuni dispositivi mobili (Iphone e Ipad non supportano il formato), ma con alcuni piccoli accorgimenti, come l’aggiunta del testo alternativo, non ci sono problemi d’indicizzazione.
6. Il PageRank “visibile” di Google rappresenta il reale valore SEO del sito
Attraverso vari strumenti, come per esempio la toolbar di Google, possiamo vedere il PageRank di un sito, cioè l’importanza che sito riveste per il celebre motore di ricerca. In effetti Google permette questa opzione, anche se è importante dire che il PageRank di pubblico dominio non è neanche una lontana rappresentazione del reale valore assegnato al sito, dal complesso (e segreto!) algoritmo. Detto questo, il PageRank, anche se non è il solo parametro chiamato in causa nell’indicizzazione, risulta di vitale importanta per una buon posizionamento. Il vero problema è che non c’è modo di sapere esattamente cosa sia e come venga calcolato.
7. Google o altre organizzazioni possono certificare il valore delle compagnie che si dedicano al posizionamento aziendale
Nonostante quello che alcune aziende, che si dedicano ad attività di posizionamento, vorrebbero far credere, non esiste una certificazione internazionale SEO. Non ci sono prove definitive che una società può esibire per dimostrare di essere qualificata in questo campo. Il solo riscontro è dato dai risultati ottenuti, tracciabili sulla rete, dunque fate attenzione a chi vi affidate.
Data for Business, grazie all’esperienza accumulata in ambito SEO, offre un servizio di posizionamento organico del vostro sito, che lo porta ad arrivare in testa alle prime pagine dei principali motori di ricerca, permettendo agli utenti di trovarvi con facilità.
Costruire un brand di valore: quali sono i fattori determinanti?
Si è discusso ampiamente riguardo a cosa sia un brand, e da cosa sia composto. Oggi ci spingiamo oltre e cerchiamo di analizzare quelli che sono i fattori determinanti nella costruzione di un brand di valore.
David Jobber, professore all’Università di Bradford e grande esperto di marketing, identifica sette fattori principali, come illustrato nello schema che vi propongo.
Via|”Principles and Practice of Marketing” D.Jobber
Qualità
La qualità è un ingrediente vitale per una marca. Se il prodotto è scadente non esiste marketing che possa fare miracoli. Le ricerche confermano che, statisticamente, i marchi di qualità più elevata raggiungono una quota di mercato più elevata e maggiore redditività rispetto ai loro concorrenti con prodotti di qualità inferiore.
Posizionamento
Il posizionamento è dato dalla posizione che il marchio occupa in un mercato, secondo l’interpretazione dei consumatori. Le marche forti hanno una posizione chiara, spesso unica nel mercato di destinazione.
Il posizionamento può essere raggiunto attraverso vari mezzi, tra cui il nome, il logo, il livello dei servizi, le garanzie del prodotto, l’imballaggio e il modo in cui viene consegnato. Un posizionamento di successo di solito richiede una combinazione di queste cose.
Riposizionamento
Il riposizionamento si verifica quando un marchio cerca di cambiare la sua posizione di mercato per adattarsi ad un cambiamento percepito nei gusti dei consumatori. Questo processo diventa necessario spesso a causa di una “stanchezza” del brand o perché il suo mercato originale è maturato o è andato in declino.
Comunicazione
La comunicazione ha sicuramente un ruolo cruciale nella costruzione del brand. Come detto, il posizionamento del marchio è essenzialmente una questione di percezione del cliente. L’obiettivo è di costruire una posizione chiaramente definita nella mente del target di riferimento. Ed è qui che “scende in campo” la comunicazione: tutti gli elementi del mix promozionale devono essere utilizzati per sviluppare e sostenere le percezioni dei clienti. Inizialmente, la sfida è costruire consapevolezza, quindi sviluppare la personalità del marchio e rafforzarne visibilità e percezione.
Il vantaggio della “prima mossa”
Gli strateghi del business spesso parlano del vantaggio della prima mossa: ciò significa che per un marchio che si addentra per primo in un mercato ci sia veramente la possibilità di crearsi un chiaro posizionamento (e tutti i benefici che ne derivano) nella mente dei consumatori, prima che arrivi la concorrenza.
Pensate ad alcuni marchi leader di prodotti di consumo come Gillette, Coca Cola o Google che, in molti modi, hanno delineato interamente i propri mercati di riferimento e li continuano a guidare. Tuttavia entrare per primi in un mercato non necessariamente garantisce il successo a lungo termine. I concorrenti, attratti per esempio dalla forte crescita dal profitto potenziale, entreranno nel mercato e cercheranno di imitare i migliori elementi della marca leader. Per questo bisogna essere sempre pronti ad evolversi e non “cullarsi sugli allori” (l’esempio di Google in questo senso è davvero significativo!).
Le prospettive a lungo termine
Questo (la concorrenza agguerrita!) porta necessariamente ad occuparsi di un altro fattore importante nel potenziamento della marca: la necessità di investire nel brand, a lungo termine. Costruire la client awareness (consapevolezza del cliente), comunicare il messaggio del brand e creare la fidelizzazione del cliente richiede tempo. Ciò significa che si deve investire in un marchio, anche a discapito della redditività a breve termine.
Marketing interno
E’ importantissimo, infine, che la marca venga promossa all’esterno, ma anche all’interno. Con questo intendiamo dire che tutti i componenti dell’azienda devono comprendere a fondo i valori del marchio, il posizionamento nel mercato ed il target di riferimento. Una discrepanza, in questo senso, può avere effetti devastanti sul brand. Pensate ad un servizio clienti mal gestito che può macchiare indelebilmente il brand di un’impresa (per esempio il celebre “caso Nestlè”).
Sebbene i sette valori che identifica Jobber siano riferiti al marketing tradizionale, è evidente che la loro applicazione al Web Marketing è altrettanto necessaria.
Mi riferisco, per esempio, al posizionamento tradizionale che si arricchisce della componente SEO, che permette di rendere visibile un’azienda per chi la cerca in rete, ed è assolutamente fonte di qualificazione della marca. Centrali in un discorso di “Brand Web Marketing” anche la comunicazione (che passerà dall’offline all’online), l’investimento a lungo termine (anche online ci vuole del tempo per far crescere la percezione di una marca), il vantaggio di essere i primi utilizzatori di un nuovo canale (Amazon mi sembra possa essere un esempio più che convincente) e la precisa definizione del target di clienti e della mission aziendale.
I Social Media e la conversazione nel marketing sociale
“I mercati sono conversazioni” da “Il Cluetrain Manifesto”
Si può tranquillamente affermare che la conversazione con il cliente rappresenta il valore che, soprattutto attraverso il marketing sociale, può fare la differenza per il vostro business.
Nell’epoca dell’ Invertising (come l’ha definita Paolo Iabichino) la comunicazione tra azienda e clienti si è di fatto trasformata in una conversazione alla pari. Quello che era un monologo è diventato un dialogo. I Social Media fanno la “parte del leone” in questo cambiamento, poichè hanno permesso all’utente di lasciare traccia indelebile della propria opinione. E’ per questo che le aziende non possono più ignorare l’importanza della conversazione e di conseguenza del Social Media Marketing, canale prediletto per questa pratica.
Ma come si possono avviare le conversazioni, utilizzando i diversi strumenti a disposizione?
- Twitter è uno dei network sociali più semplici con cui avviare delle conversazioni altamente efficaci. Si sta affermando come ottimo strumento di relazione con i clienti (Costumer relationship), anche se non dobbiamo dimenticare che il suo utilizzo (specie in Italia) è ancora di nicchia. E’ invece altamente consigliato per avviare un rapporto con “qualcuno” (utente o azienda) che si vuole conoscere, ed utilizza il servizio.
- Se già non lo fate, scrivete un blog, leggete quelli degli altri e soprattutto commentate e… commentate. La vostra presenza online deve essere ben percepibile. Commentando (o rispondendo ai commenti degli altri) si ha la grande opportunità di stabilire delle relazioni anche al di fuori del proprio settore. Ricordate inoltre che anche i commenti negativi sono fonte di crescita. Tenetene conto.
- Facebook è una fonte infinita di conversazioni (d’altronde stiamo parlando di 400 milioni di persone che “chiaccherano”!). Monitorate lo strumento con costanza e siate pronti ad intervenire quando il dibattito è (davvero!) rilevante.
- Utilizzate LinkedIn per avviare conversazioni interessanti in chiave business. Grazie al più “professionale” dei Social Media potrete creare una fitta ragnatela di contatti “pesanti”.
- Ricordatevi che applicazioni come Youtube o Flickr, sono “attrezzi sociali” utilizzatissimi. I video e le foto pubblicate sono fonte di commenti, e quindi di potenziali conversazioni.
- Attenzione a Foursquare e Gowalla, applicazioni basate sulla geolocalizzazione, al confine tra il network e il gaming, che si stanno espandendo a macchia d’olio. Non si possono ignorare poichè rappresentano la vera novità 2010 in ambito Social Media Marketing.
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L’ outsourcing nel Social Media Marketing
Quando parliamo di “outsourcing” ci riferiamo generalmente all’esternalizzazione, ovvero all’affidamento ad altri (imprese o liberi professionisti) di alcune fasi del processo produttivo. Se, e come, attuare l’outsourcing, nel Web Marketing, e ancora più specificamente nel Social Media Marketing, è un argomento di grande interesse, molto disputato negli ultimi tempi.
Un efficace campagna di coinvolgimento (engagement), sui Social Network, richiede molto tempo per essere costruita. Ed il tempo è spesso proprio quello che manca… Inoltre spesso le imprese, strutturate ancora in forme piuttosto arcaiche, non hanno al loro interno le competenze per potersi occupare autonomamente di queste nuove forme di marketing (ed è ampiamente dimostrato che il “fai da te” è molto penalizzante!). Per questo si ricorre all’esternalizzazione. La chiave per un processo di outsourcing efficace sta nella relazione tra l’impresa “madre” e quella “esterna” perchè l’esternalizzazione potrà portarvi degli ottimi risultati, a patto che non si tratti il marketing sociale come qualcosa di totalmente estraneo all’azienda. Per tal motivo è necessario un impegno costante anche da parte dell’impresa.
L’idea è quella di trovare un giusto equilibrio attraverso una serie di buone pratiche di outsourcing:
- il contenuto, nei Social Media, è fondamentale non solo per l’immagine aziendale, ma anche per le pratiche di Search Engine Optimization (SEO). L’esternalizzazione della produzione di contenuti (anche nel caso di blog e forum) permetterà di avere una distribuzione di qualità in tutte le piattaforme sociali e farà fruttare, soprattutto in termini di relazioni, la vostra presenza online.
- anche la gestione del branding, attraverso le pagine dei social network, potrà essere affidato all’outsourcing. Avere una pagina ufficiale su Facebook, “condita” da una landing page creata “ad hoc”, un efficace canale su Youtube, o una profilo altamente personalizzato su Twitter, darà ampi risultati in termini di ROI.
- la ricerca di “seguaci” (followers, friends…) che appartengano (veramente!) al settore di riferimento è un’altra pratica, piuttosto complessa che richiede tempo e sforzi e che può agevolmente essere esternalizzata. E’ importante in questo caso che l’azienda esterna comprenda effettivamente il target del utenti con cui si vuole interagire.
- il monitoraggio dei risultati è un’attività fondamentale poichè consente di tenere sotto controllo la situazione online ed evitare spiacevoli sorprese. L’outsourcing può essere utile soprattutto a causa della specificità degli strumenti da utilizzare e delle competenze necessarie.
- l’ottimizzazione SEO dei siti deve essere sempre tenuta d’occhio. Chi vi cerca deve avere la possibilità di trovarvi facilmente. Questa è un’attività che va “a braccetto” con la creazione dei contenuti. E’ consigliabile l’esternalizzazione, anche perchè il SEM è in continuo aggiornamento (come lo sono gli algoritmi di Google) e non ci si può permettere di restare indietro rischiando di diventare invisibili per il Web.
Un sondaggio pubblicato da MarketingSherpa focalizza le attività più esternalizzate dalle aziende, in ambito “social”, nel passato e la predisposizione alle pratiche di outsourcing nel futuro prossimo.
Sembra che le aziende si stiano rendendo conto che il marketing sociale debba essere affidato a entità competenti, per avere dei ritorni positivi per il business.
Data for Business si occupa in maniera efficace del vostro Social Media Marketing, dando massima importanza all’individuazione del target, alla creazione di contenuti di qualità e soprattutto all’assistenza e consulenza per supportarvi nella gestione autonoma dei vostri profili.
E-commerce: consigli per un sito di successo
Negli ultimi giorni abbiamo ampiamente trattato l’argomento “E-commerce”, dal punto di vista della costruzione del sito e dei vantaggi, in chiave business, connessi al suo utilizzo. Oggi vogliamo donarvi alcuni consigli pratici per ottimizzare al meglio la vostra “esperienza” di commercio elettronico e riuscire ad avere un sito di successo. E’ molto facile incappare in siti molto belli in quanto a design, ma carenti dal punto di vista delle funzionalità essenziali a trattenere il visitatore e ad instradarlo all’acquisto. Mentre infatti un sito di e-commerce mal progettato risulta non essere convincente per i potenziali clienti, un sito che funziona male, e non ha le caratteristiche di base adatte allo shopping online, è ancora peggio.
Di cosa ha bisogno il tuo sito di E-commerce per essere efficace?
1. Pagine ottimizzate per la ricerca (SEO)
Devi essere sicuro che le pagine del tuo sito siano ben ottimizzate, per essere “appetibili” per i motori di ricerca. E ciò non significa far solo affidamento all’iscrizione nelle varie Directory (pratica comunque altamente consigliata!); è necessaria una vera e propria strategia SEO. Le url, la densità delle parole chiave, le descrizioni, e soprattutto i contenuti, se ottimizzati garantiscono al tuo sito grande visibilità in tutti i più grandi motori di ricerca.
2. Monitoraggio delle prestazioni del sito (Web Analytics)
E’ estremamente importante tenere sotto controllo, attraverso un buon servizio di analisi, l’utilizzo che gli utenti fanno del tuo sito. E’ inoltre fondamentale sapere quanti sono gli accessi, da dove provengono, quali sono le pagine più visitate. Grazie a queste statistiche potrai comprendere a fondo i problemi di un insuccesso e, modificando i parametri appropriati, trovare una soluzione.
3. Molteplici opzioni di pagamento
Devi essere in grado di garantire al tuo cliente molteplici sistemi di pagamento. Ciò non solo eviterà di perdere vendite a “giochi praticamente fatti”, ma sosterrà la credibilità ed il valore dell’azienda.
4. Personalizzazione
Un buon sito di E-commerce dovrebbe garantire all’utente un’esperienza personalizzata, con contenuti pertinenti e rilevanti per le sue aspettative. Se il cliente trova rapidamente quello che sta cercando, senza dover “schivare” una marea di prodotti che non gli interessano, sarà ben predisposto all’acquisto. Ne guadagnerà inoltre la fiducia nell’azienda, e il valore del brand.
5. Tempismo perfetto (cross-selling e up-selling)
Bisogna saper sfruttare il momento. Quando il cliente, interessato ad un prodotto, lo “clicca”, si presentano le migliori condizioni per proporre altri articoli associabili a ciò che sta per acquistare (cross-selling). Un altro momento che si può sfruttare per incrementare le vendite è quando l’utente è alle prese con il cosiddetto “check-out”, mostrandogli altri prodotti, per lui rilevanti (up-selling).
6. Opzioni di navigazione
I tuoi clienti dovrebbero avere la possibilità di disporre di ampie opzioni di navigazioni, come, per esempio, la possibilità di utilizzare dei filtri e di paragonare tra loro i prodotti (per prezzo, popolarità, etc.). Ciò permette agli utenti di trovare in maniera più rapida ciò che stanno cercando, migliorando notevolmente la loro esperienza di acquisto.
7. Visualizzazione approfondita delle immagini
Alcune “facilitazioni” come lo zoom o la visione tridimensionale dei prodotti, faranno la differenza per il cliente. Spesso l’acquisto non viene portato a termine per l’insicurezza destata da una presentazione dell’articolo poco dettagliata. Quando ha la possibilità di osservare nel particolare, l’utente si sente al riparo da piacevoli sorprese e la probabilità di acquisto aumentano.
8. Possibilità di commentare i prodotti
Le ricerca dimostrano che gli utenti danno un enorme peso ai commenti e alle valutazioni di altri utenti. Se possibile, il vostro sito dovrebbe consentire agli utenti di commentare i vari oggetti singolarmente. Questa mossa renderà anche in termini di credibilità aziendale.
Data For Business mette al servizio del cliente la grande esperienza in creazione di siti web, con un occhio di riguardo per il commercio elettronico.
Email marketing: è ancora efficace?
Le aziende che non hanno molta famigliarità con l’ email marketing spesso si domandano quale sia la vera efficacia di questo strumento promozionale. Il comprovato numero di email “spazzatura” (spam) non ha ucciso questa forma di marketing? E il boom di blog e social network non l’ha resa obsoleta? L’ email non è un mezzo ormai sorpassato?
Per fornire una risposta univoca a tutte queste leggittime domande, prenderemo dapprima in considerazione i risultati di alcune ricerche attuali che dimostrano che l’email marketing è estremamente efficace e in seguito andremo ad analizzare i perchè di questa utilità.
I numeri dimostrano che l’email marketing funziona. Ecco alcuni esempi:
- Secondo una ricerca condotta da Direct Marketing Association, l’email marketing, negli USA, nel 2009, ha generato un ROI di 43,62 dollari per ogni dollaro speso. La cifra prevista per il 2010 è 42,08 dollari. Come tale, supera tutti gli altri canali di promozione diretta presi in esame;
- Secondo la ricerca 2010 di Datran Media, “Marketing & Media Survey”, il 39,4% dei dirigenti del settore ha detto che il canale pubblicitario più forte per loro è stata posta elettronica.
- la ricerca “Efficacia degli strumenti di promozione 2009″ commissionata da Forbes Media, ha rivelato che l’email marketing (insieme alle newsletter), sono considerati il secondo strumento più efficace (dopo il SEO) per generare conversioni;
- In Italia, secondo l’ “E-mail marketing consumer report 2009″, pubblicato da ContactLab, in media, riceviamo singolarmente 20 e-mail al giorno, di cui ben 6,4 sono riconducibili a pratiche di e-mail marketing. Questo dato evidenzia l’importanza dello strumento nella comunicazione aziendale. Infatti solo il 6% degli utenti dichiara di non aver sottoscritto alcun servizio. Un utente su cinque, al contrario, dichiara di essere iscritto a dieci o più mailing list.
Ma perchè il marketing attraverso la posta elettronica è ancora così efficace? Ecco le motivazioni principali:
- Permette la “targettizzazione” dei clienti e la crazione di messaggi profilati;
- Consente un approccio “guidato dai dati” (il cosiddetto data driven);
- Conduce a vendite dirette;
- Costruisce relazioni, basate su fiducia e lealtà,
- Supporta la vendita anche attraverso canali diversi.
I moderni servizi di e-mail marketing supportano l’ integrazione di database, la segmentazione e varie altre tecniche per migliorare la personalizzazione dei messaggi in uscita. Inoltre ogni campagna di questo tipo vi permette di raccogliere ulteriormente dei dati e raffinare sempre di più i vostri messaggi.
Il vantaggio è quello di generare immediatamente una reazione da parte dell’utente/cliente, che è portato a seconda degli obiettivi all’acquisto, al “download”, alla registrazione o alla visita fisica di un negozio offline.
L’email marketing rappresenta uno dei “fiori all’occhiello” di Data for Business. Scopri le nostre vantaggiose offerte.










