Archivio di aprile 2010

Earned Media: guadagnare grazie alla qualità del messaggio

Il concetto di earned media, letteralmente “media guadagnato”, non è nuovo, perché ha fatto parte per anni del mondo delle relazioni pubbliche. Si pensi a quante volte un brand (o un suo messaggio) è stato menzionato nel telegiornale della sera, sulla prima pagina di un giornale o addirittura in un film o un programma TV. La chiave stava nel fatto che la marca non pagava per apparire, ma il messaggio o le iniziative che proponeva erano interessanti, divertenti o comunque per qualche motivo attiravano l’interesse dei media.

Ora che siamo in era social, il concetto di media guadagnato si è esteso oltre il senso tradizionale. Con i Social Network, il consumatore viene essenzialmente invitato a diffondere la marca in tutta la rete sociale di amici. E’ per questo che sempre più aziende si rivolgono al social media marketing, aprendosi alle nuove possibilità offerte dall’advertising sociale.  Per rispondere a queste esigenze, i pubblicitari hanno creato un sistema ibrido di paid ed earned media. Prendiamo per esempio una pagina di Facebook. Come possiamo vedere nell’immagine, ci sono pubblicità “tradizionali”, che associate al gradimento degli utenti (il celebre “mi piace”), possono originare un numero elevatissimo di “impressioni organiche” a costo zero.

fonte immagine

Lo stesso sta avvenendo su Twetter, con i “Promoted Tweets”. Questa nuova generazione di annunci combina la forza del messaggio pubblicitario tradizionale,  alle spinte sociali che servono da ottimo passaparola. Certo è che in questo scenario, diventa molto importante la qualità del messaggio, la sua importanza per le persone, l’utilità effettiva, la “sociabilità” piuttosto che il potere monetario della marca. Il segreto è quello di guadagnarsi dello spazio, della visibilità, ma senza tirar fuori il portafogli perchè c’è una naturale proporzionalità inversa tra rilevanza del messaggio e costo per propagarlo.

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Banner e percentuale di click thought (CTR%): un gioco di variabili

Abbiamo parlato pochi giorni fa degli spazi banner pubblicitari, proponendo una classificazione a seconda del formato e della posizione all’interno della pagina.

Lo scopo principale dei banner è quello di condurre il visitatore di una pagina web, attraverso un click, su un diverso sito che propone un prodotto o un serivzio. Proprio la precentuale degli utenti che cliccano sulla pubblicità, rispetto alle visite totali del sito rappresenta  la “click-through rate”,  o percentuale di click che è, in definitiva, un tasso che misura l’efficacia di una campagna online.

Ai vecchi tempi di internet (sì, mi riferisco a dieci anni fa), le persone erano portate a cliccare sulla pubblicità, indipendentemente da come fosse confezionata o dove fosse posizionata, perché rappresentava una forte novità. Col passare degli anni, e con la crescente abitudine a trovarsi di fronte a layout di pagine internet, gli utenti hanno cominciato, quasi automaticamente a focalizzarsi sulle parti principali della pagina (i contenuti), dando meno importanza ai banner. Ciò ha provocato quella che, nel 2007, Jakob Nielsen ha definito come “banner blindness” (cecità per i banner). La banner blindness e le conseguenti ripercussioni economiche sugli introiti ricavati dalla pubblicità (non dimentichiamo che in Internet rappresentano la fetta più grande della torta!) hanno portato molti esperti di marketing ad analizzare in profondità tutte le variabili che potevano far ritornare gli utenti a cliccare sui banner pubblicitari.

Le variabili che “entrano in gioco”, influenzando l’efficacia (o meno!) di questa tipologia di campagne sono:

  • L’appeal dell’offerta;
  • Il Contenuto del messaggio (grafico e/o testuale);
  • La posizione in pagina dell’annuncio;
  • Le caratteristiche dell’utenza che visualizza l’annuncio (es interessi, confidenza con il mezzo online);
  • La convivenza del messaggio con altri contenuti nella pagina.
  • La dimensione del banner

Il grafico sottostante mostra come varia la percentuale di click throught nelle varie misure standard  dei banner.
Come possiamo vedere il rendimento degli annunci o le percentuali di CTR sono molto migliori per annunci di grandi dimensini.

Per quanto riguarda il posizonamento migliore dei banner all’interno della pagina ci sono diverse ricerche, che spesso hanno prodotto risultati contrastanit. Una delle piu recenti, realizzata da webreference.com, indica che un banner posizionato in basso a destra vicino alla barra di scorrimento, porta un’aumento del 228% rispetto ad uno esposto, in posizione centrale, nella parte alta della pagina. Gli studi F Pattern e Eyetrack III rivelano invece come la posizione migliore sia in alto a sinistra, o centrale nella pagina. A livello invece di grafica e contenuti, ci sono alcune buone pratiche di base che possono garantire un miglioramento del CTR:

  • i banner vanno disegnati, tenendo presente la specificità del sito su cui andranno a essere posizionati. Qui si chiamano in causa le variabili relative all’estetica e al contenuto del banner;
  • i banner animati sono molto più produttivi di più rispetto ai banner statici;
  • bisogna sperimentare diverse tipologie di testo e di formato (colori e grandezza) per comprendere al meglio quale sia il più adatto al sito;
  • è meglio affidarsi a dei grafici professionisti per far disegnare i banner. Professionalità è garanzia di successo.
  • è importantissimo cercare di ridurre al minimo il peso grafico del banner. L’obiettivo dev’essere non appesantire il caricamento della pagina;
  • controllare quotidianamente le statistiche, soprattutto in una fase iniziale, è essenziale. Se il CTR va sotto lo 0,5%, conviene provare a modificare qualche parametro delle nostre variabili, cercando però di non rivoluzionare il tutto.

E’ abbastanza evidente che non ci sia una formula universale per far decollare le campagne banner. Ma grazie ad un’attenta analisi personalizzata a seconda del sito che si vuole promuovere, si possono ottenere dei risultati davvero efficaci e un business di successo.

Ad – Spazi Banner pubblicitari

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Social Network: consigli per un approccio proficuo

Rapportarsi con i clienti sui Social Network non rappresenta qualcosa di totalmente nuovo da imparare. Il segreto sta  nel riadattare le regole che già conosciamo a questo nuovo grande ambiente relazionale. Le stesse qualità personali ed attitudini sociali, che abbiamo accumulato e sviluppato (si spera!), durante la nostra crescita, possono permetterci di ben figurare, anche come azienda all’interno nei social media.

Ecco alcuni semplici consigli, per un approccio proficuo al Social Media Marketing. Anche se vi ricorderanno le prediche dei genitori, nella vostra infanzia, una volta applicati ai Social Media, vi garantiranno un “figurone” con i clienti.

Ricordate le buone maniere. I social network sono sempre (e soprattutto!) ambienti sociali. Anche se abbiamo a che fare con uno spazio virtuale, le regole tradizionali di educazione sono ancora valide.

Controllate di non avere la camicia macchiata. Sapersi presentare è importante nella vita virtuale come nella vita reale. Cerca di essere sempre consapevole di come l’azienda appare agli altri.

Ringraziate chi se lo merita. Esprimete in maniera esplicita ringraziamento a chi segue il vostro brand, a chi partecipa alle vostre conversazioni, a chi lascia un segno del proprio interesse, a chi vi critica in maniera costruttiva.

Non mettete i gomiti sulla tavola. Comportarsi in maniera rispettosa nei confronti degli altri, dimostra che gli state dando valore. Ed il valore nel Social Network è una questione chiave.

Finite quello che avete cominciato. L’engagement è un impegno; se decidete di aprirvi a questo canale, dovrete essere li quando la gente avrà bisogno di voi. Altrimenti è meglio lasciar perdere.

Ogni tanto mangiate anche della verdura. Nei Social Network, ci sono anche degli aspetti che non sono molto attraenti ma che sono utili per far crescere l’azienda forte e sana.

Rispettate la parola data. La fiducia nei Social Media è come la benzina per un motore. Se la gente non si può fidare di voi, il vostro network resterò privo di qualsiasi valore.

Prima di “parlare” contate fino a 10. Dire qualcosa è molto facile. Molto meno facile è cancellare una cosa che si è detta. Ancora di più nei Social Network dove la rapida condivisione e la diffusione virale dei messaggi, possono trasformare un piccolo errore in una disfatta.

Scopri i servizi di Social Media Marketing di Data for Business


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E-commerce: profilo del cliente online

Pensate sia giunto il momento di aprire la vostra attività al commercio elettronico (e-commerce). Secondo le statistiche pubblicate da Permuto, potreste avere davvero ragione. L’e-commerce è in crescita un pò ovunque. Tuttavia, ci sono differenze abbastanza notevoli nei modi in cui il cliente online è coinvolto, sulla base di fattori quali, per esempio, età,  genere e provenienza. Questa immagine ci fornisce un’identikit abbastanza preciso del cliente online, a livello mondiale.

identikitcompratoreonline

I dati più interessanti riguardanti il profilo del cliente online sono:
- il 56% dei cliente online sono donne;
- l’età media del cliente online è di 42 anni (anche se desta forse più scalpore la fascia 55-63, che vede una percentuale del 72% di utenti che dichiare di comprare online);
- l’Europa è la regione (seppur di poco rispeto al Nord America e all’Asia Pacifica) in cui le persone aquistano maggiormente in internet.

Sorpresi? Potrebbere davvero essere giunto il momento di far crescere  il vostro business online con sito  di e-commerce.

Creazione siti web

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Spazi Banner Pubblicitari: Formati e posizioni

I banner (dall’inglese striscione, vessillo o bandiera) sono la forma di pubblicità più diffusa della Rete. I banner non sono altro che dei riquadri pubblicitari, che si inseriscono in una pagina internet. Lo scopo dei banner è il medesimo dei sistemi classici di promozione: informare gli utenti dell’esistenza di un prodotto o di un servizio,  proporre le motivazioni per le quali l’utente lo dovrebbe acquistare. I banner si differenziano per il fatto che cercano di portare gli utenti su una determinata pagina o un sito Web, grazie ad un click. E’ importante sottolineare che i risultati della campagna pubblicitaria sono consultabili in tempo reale e possono essere rivolti ad un pubblico realmente interessato (i cosiddetti banner targettizzati). L’efficacia di un banner può essere misurata grazie alla percentuale del numero di click (click trough rate) sulle visite totali (impression) che genera un sito. Molte sono le variabili che influenzano questa percentuale e, nei prossimi giorni, le andremo ad esplorare.
Oggi propongo una distinzione tra i diversi tipi di banner, a seconda del formato e della posizione nella pagina, qualità essenziali da analizzare per comprenderne la validità.

Leaderboard (278 x 90 px): ha un grande impatto visivo grazie al posizionamento sopra alla testata del sito garantendo alla comunicazione un’immediata visibilità.

Superbox (300 x 250 px): grazie alle maggiori dimensioni rispetto ai banner tradizionali permette una maggiore creatività del messaggio. Questo formato posizionato sulla parte alta della homepage garantisce una visibilità estesa e di forte impatto.

Half Banner (300 x 100 px): è un formato di medie dimensioni, è posizionato sulla colonna di destra del sito può essere sia sulla homepage che su altre pagine interne con pertinenza specifica.

Manchette (260 x 90 px): come il Leaderboard, ha un grande impatto visivo grazie al posizionamento sopra alla testata del sito garantendo alla comunicazione un’immediata visibilità sia sulla Homepage che nelle pagine interne.

Pushbar (659 x 30 px): è un formato particolare che gode di un’immediata visibilità grazie al posizionamento privilegiato tra la testata del sito e il corpo della pagina.

Sky Botton (120 x 160 px) : è un formato di medie dimensioni presente sia sull’homepage che sulle pagine interne del sito. E’ presente anche all’interno dei singoli articoli integrandosi completamente al testo, garantendo una visibilità mirata.

Scopri gli spazi banner di D4B

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Le tipologie di pubblicità online

La pubblicità online è ormai onnipresente. A volte è discreta, a volte invasiva, ogni tanto è utile, spesso è fastidiosa. Non dobbiamo omettere però che l’advertising è la forma principale di guadagno in un web contraddistinto (almeno per il momento) da servizi disponibili gratuitamente. La maggior parte delle applicazioni che quotidianamente utilizziamo derivano i propri guadagni principalmente, se non esclusivamente, dalla pubblicità.

Il grande pubblico utilizza Internet come strumento per trovare informazioni, per divertirsi, per collegarsi a reti sociali. Gli inserzionisti, vedono internet come un oceano di potenziali nuovi clienti e si occupano principalmente di una cosa sola: convincere le persone a scoprire il loro business, ad utilizzare i servizi o acquistare i prodotti. Infine, i siti gratuiti che usiamo ogni giorno, come Google, YouTube e Facebook, devono in qualche modo trovare un equilibrio tra i le aspettative degli utenti e la necessità di monetizzare. Come fanno?

Pubblicità d’assalto
La pubblicità d’assalto si ha è quando un sito “obbliga, in maniera aggressiva, gli utenti a guardare la pubblicità. L’esempio più noto è la pubblicità dei pop-up. Attualmente solo una piccola parte di siti Web utilizza questa tecnica perché, di solito, porta gli utenti ad abbandonare il sito e non tornare più.

Pubblicità assertiva
La pubblicità assertiva è una tecnica che i siti web utilizzano per promuovere gli inserzionisti in maniera meno aggressiva rispetto all’ “Assault Advertising”. Ad esempio, quando viene caricata una pagina o un video, talvolta viene mostrato un annuncio prima che l’utente acceda ai contenuti. I visitatori accettano più di buon grado questo tipo di pubblicità, poichè la considerano meno “pericolosa” ed invadente.

Pubblicità periferica
La pubblicità periferica è contraddistinta dal fatto che i siti web visualizzano, contemporaneamente sulle pagine, sia i contenuti sia gli annunci (spesso sotto forma di banner), con la speranza che gli utenti, mentre scorgono i contenuti, gettino uno sguardo alle inserzioni. Questa è la tipologia di advertising più comune perché è facile da implementare e di solito non infastidisce i visitatori.

Pubblicità interna
La pubblicità interna (o “inline”) è la forma d’advertising online più efficace e meno invasiva. E’ di solito attuata con uno o due collegamenti integrati nel contenuto di un sito web. Google per esempio visualizza annunci pubblicitari nella parte superiore delle pagine dei risultati di ricerca. Mentre gli utenti cercano i contenuti, leggono in maniera del tutto naturale gli annunci, che hanno una probabilità molto più elevata di essere notati e soprattutto cliccati.

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Il Social Media Marketing per far crescere l’azienda

Il social media marketing è in un momento davvero “caldo”. Per le imprese rappresenta un’opportunità non trascurabile che va oltre gli intermediari tradizionali e si collega direttamente con le aziende clienti. È per questo che quasi tutte le attività sul pianeta, da giganti come Starbucks e IBM alle piccole gelaterie di provincia, stanno valutando iniziative di social media marketing.


social-media_marketing_crescereUn’ottima analisi (2010 SOCIAL MEDIA MARKETING INDUSTRY REPORT ) di Michael A. Stelzner, fondatore di http://SocialMediaExaminer.com, ci propone come nelle aziende si stia utilizzando il social media marketing per crescere.

Le “scoperte” più interessanti che emergono nella ricerca, condotta intervistando quasi 1900 tra piccoli imprenditori, responsabili marketing e freelancer statunitensi, sono:

- Le tre domande principali che si pongono i marketer riguardo ai social media:

  1. Come misurare il return of investiment (ROI)?
  2. Quali sono le migliori pratiche?
  3. Come posso gestire al meglio il tempo di lavoro sui social media?

- I marketer sono per lo più nuovi all’utilizzo dei SM. Infatti un significativo 65% dei marketer intervistati si è aperto al SMM da qualche mese, o meno.

- La maggior parte dei marketer (56%) utilizza i social media per 6 ore, o più, alla settimana, e quasi uno su tre investe 11 o più ore settimanali.

- I benefici maggiori del social media marketing: il primo vantaggio è l’esposizione del brand, indicato dal 85% di tutti gli intervistati, seguito dall’ aumento del traffico per i siti (63%) e dalla costruzione di partenership con nuove imprese (56%).

- Le migliori applicazioni sociali indicate dagli intervistati sono in ordine Twitter, Facebook, LinkedIn e i blog.
(In Italia però twitter non ha ancora una così larga diffusione come in altri paesi)

- Il blogging è in costante aumento: più dell’80% delle persone intervistate, ha in programma un aumento nell’utilizzo dei blog in ambito business.

- Il social bookmarking, Twitter e Facebook sono gli strumenti che vorrebbero conoscere meglio coloro i quali si occupano di marketing.

- L’outsourcing in ambito Social Media è molto poco utilizzato: solo il 14% dei marketers, “concede” in outsourcing, lo sviluppo delle proprie campagne di SMM.

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Posizionamento Organico (SEO) contro Pay Per Click: cos’è meglio?

La disputa tra il Posizionamento Organico e il Pay Per Click è un dilemma molto familiare di questi tempi. Il budget per il marketing è spesso limitato, e l’efficienza è fondamentale. Quasi tutti hanno ormai compreso che avere un buon posizionamento nei motori di ricerca è un ottimo modo per accrescere il business. Ma come spendere il vostro budget? Nel vecchio e affidabile Pay Per Click (PPC) o nei nuovi strumenti di ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO) per arrivare ad un posizionamento organico?

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Il modo migliore per scoprire quale strada sia migliore, è quello di provare. Testare i risultati del Posizionamento Organico e del Pay Per Click singolarmente o integrandoli. Un buon test può richiedere mesi di tempo, denaro, e analisi, ma è probabile che si ottengano informazioni decisive per migliorare il proprio business. Se non si hanno il tempo e il denaro per mesi di test, si dovrebbero prendere in considerazione gli alti e bassi di entrambe le possibilità per cercare di prendere la decisione più idonea.

Pay Per Click. I vantaggi del PPC ruotano intorno al controllo. In primo luogo, si decidono esattamente le “parole chiave” che saranno alla base della pubblicità . Un vantaggio enorme del Pay Per Click è la possibilità di pubblicizzarsi con parole chiave quasi illimitate, dando alla propria campagna un raggio molto ampio. Il Pay Per Click consente di personalizzare gli annunci con

link diversi per ogni parola chiave in modo da rendere personalizzata la pagina per ogni specifica ricerca. In breve, gli utenti vedono ciò che si vuole far loro vedere, cosa che può aiutare a velocizzare il processo di vendita e massimizzare le conversioni.

Tutto sommato, il Pay Per Click è una buona soluzione, a breve termine, alle sventure del traffico web. È possibile ottenere una visibilità immediata per prodotti e servizi, e si paga solo per gli effettivi visitatori del sito web, cioè i click sull’annuncio.

Posizionamento Organico. La più grande attrazione per la SEO è il “click libero”. Il posizionamento organico non è pagato, ma ci vuole una grande quantità di duro lavoro e di tempo per ottenere e mantenere una posizione di alto rango nei risultati organici di ricerca. Inoltre con il Posizionamento Organico il lavoro fatto non può essere “annullato”: mentre con il Pay Per Click, l’annuncio viene visualizzato solo quando si sta pagando per i clic. Quando si lavora sul Posizionamento Organico SEO, il tempo, il denaro e lo sforzo per rendere il sito più appetibile per i motori di ricerca non svanisce. E finché si investe in manutenzione (un aspetto fondamentale della SEO), l’investimento continuerà a produrre un ritorno. Un altro fattore importante da considerare quando si confrontano PPC e SEO è la fiducia. Un sito che è posizionato più in alto nella “classifica organica” dei motori di ricerca, infonde fiducia nel cliente. Chiunque si può posizionare con il Pay Per Click. Al contrario il posizionamento naturale dimostra una forte volontà nell’investimento a lungo termine.

Tornando alla nostra “domandona”, cos’è meglio? Sicuramente in un mondo perfetto, il connubio dei due strumenti sarebbe l’ideale: più alto è il tuo rank naturale, più basso sarà il costo del Pay Per Click per la tua campagna; ugualmente più traffico si porta al sito col PPC, più aumenta il rank del sito stesso.

Se però bisogna scegliere tra i 2, c’è un fattore finale da considerare: secondo un articolo recente del NY Times , i link a pagamento portano il 17% in più di possibilità di convertire la visita in acquisto, rispetto ai link organici. Ciò vuol dire che se si è alla ricerca di vendite immediate, e si è obbligati, per budget, a scegliere una tecnica piuttosto che un’altra, il PPC è più indicato, fintanto che i clic sono abbordabili e il costo contribuisce ad un ROI positivo.

Resta comunque di vitale importanza, considerare le molteplici variabili che stanno alla base dei due sistemi, e nel caso non si possano utilizzare in contemporanea, la scelta dev’essere ben ponderata e adatta al tipo di business.

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SOCIAL MEDIA :: LE STRATEGIE D’AZIONE

SOCIAL MEDIA :: LE STRATEGIE D’AZIONE

social_media_marketingIl tempo dedicato ai Social media sta crescendo per l’utente di Internet giorno per giorno.

Le Imprese che desiderano essere presenti sul web non possono prescindere dalla loro presenza nei Social Media; ciò implica investire una certa quantità di tempo delle persone interne o assumerne di nuove, coinvolgere e pagare degli esterni – agenzie, formatori, consulenti – e talvolta anche rivedere o stravolgere l’organizzazione interna.

Aprire un blog e seguirlo, gestirlo, promuoverlo, frequentare Twitter, oppure creare una Facebook Fan Page e rispondere ai commenti dei fan, conversare quotidianamente, offrire promozioni attraverso i social media, tenere sotto controllo ciò che viene detto e talvolta rispondere, intervenire alle discussioni su temi di interesse, tutto questo e molto altro è spesso troppo oneroso per chi dirige un’Impresa.

Vediamo allora alcune strategie di social media marketing, alternative o complementari, che le aziende possono realizzare in base alle proprie risorse e al proprio tempo, e i diversi gradi di copertura possibili.

Strategia Contenutistica

L’azienda produce già dei contenuti che inizia a veicolare attraverso i Social Media, o decide di iniziare a produrne con questo intento. La presenza sui social media è correlata  alla divulgazione di notizie, articoli e informazioni, cercando una crescita degli “amici”. I vantaggi di questa strategia sono legati alla visibilità, sui motori come sui siti, blog e forum del proprio settore, ma il tempo-risorse richiesto, se i contenuti vengono prodotti solo con questo fine, è ingente.

Strategia di Brand

L’azienda decide di utilizzare i social media non (soltanto) per creare la propria presenza, ma per abilitare le persone a condividere con il minor sforzo possibile la propria passione per il brand e a consigliarne l’utilizzo agli amici attraverso il proprio profilo su Facebook, su Twitter o il proprio blog. E’ il caso degli share e degli inviti presenti nei siti Web e  delle applicazioni per Facebook.

Strategia di Sfruttamento

L’azienda non utilizza in maniera attiva il Social Media, ma ne sfrutta le conversazioni per trarne informazioni e spunti strategici, oltre che per migliorare i propri servizi e la propria comunicazione al di fuori degli ambienti sociali

Strategia Virale

Il viral marketing è  una strategia a sé stante rispetto a quelle di social media marketing, ma molto spesso viene citata in tale contesto. Si tratta in pratica di utilizzare i social media come strumenti per diffondere  non un insieme di contenuti ma uno o pochi oggetti specifici, che in generale non riguardano l’azienda ma la richiamano in qualche forma.

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Pubblicità su twitter – Tweet Sponsorizzati

Siamo in un periodo di grandi novità per l’advertising online: anche twitter entra nell’advertising lanciando la sua piattaforma pubblicitaria.
Martedì 13 aprile è stato annunciato,  che sono a disposizione i Promoted Tweets, cinguettii sponsorizzati. Come i normali tweet, appariranno nei risultati delle ricerche affianco alle normali notizie. Sarà possibile utilizzare le normali funzioni di reply e retweet, ma anche avere una rilevanza temporale tra lo sponsor da mostrare e quello che si sta cercando. Tra i primi ad utilizzare la nuova piattaforma pubblicitaria di Twitter ci sono numerosi nomi noti come Red Bull, Sony Pictures, Starbucks e Virgin America.

[Un esempio di advertising sul nostro profilo]


L’advertising su twitter si basa sul CPM. Ogni cliente può fare un’offerta di spesa che si estenderà anche alle altre applicazioni collegate alla piattaforma. La cosa interessante di questo nuovo tipo di pubblicità è che se l’annuncio non avrà abbastanza risonanza verrà interrotta la sua pubblicazione. Questo è importante perchè permette di capire la reale efficacia della comunicazione, l’interesse dimostrato dagli utenti verso quell’argomento e soprattutto evitare di sperecare budget per una pubblicità che non funziona e non da risultati.  L’annuncio pubblicitario inoltre resta in cima alla timeline di ricerca, anche quando si aggionano i tweet come potete vedere nell’immagine

La realtà del Social Marketing prende così, sempre più piede, man mano che acquisiscono utenti e traffico, questo però a patto che il trend di traffico e il bacino d’utenza sia sufficiente in specifiche zone geografiche. Negli USA, infatti, sono già pronti per queste cose, mentre in Europa l’utilizzo di twitter come di altri Social Network non è ancora così radicato, e per questo potrebbe non portare risultati soddifacenti.
A questo punto non resta che aspettare per vedere se Twitter sarà davvero uno strumento utilie per l’advertising online.

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